Italia vs. Europa: lo scenario formazione

17 Ott
Dallo scenario formazione analizzato nel contesto europeo e poi sul nostro territorio nazionale emergono interessanti correlazioni, che ci portano ad approfondire aspetti legati al sistema di formazione e a sviluppare le connessioni tra questi e altri indicatori sociali, economici e demografici. I primi 3 Paesi che compongono il podio rappresentano paesi non appartengono al G8, il forum dei governi delle otto principali potenze più industrializzate del mondo.
Al primo posto c’è la Danimarca con l’8%, Svezia al secondo con il 7,3% del PIL destinato a politiche in formazione e Cipro al terzo con il 7,1%. Tutti e tre i Paesi non compaiono nella lista dei primi 20 ordinati secondo il Fondo Monetario Internazionale in base al loro Prodotto Interno Lordo (PIL) nominale, cioè in base ai valori di tutti i prodotti finiti e servizi prodotti in un dato anno. Cos’altro hanno in comune? Una popolazione totale inferiore ai 10 milioni di abitanti e l’essere “marittimi”.
L’Italia è tra i Paesi europei meno performanti rispetto agli investimenti formativi, malgrado gli sbandieramenti del nostro precedente governo che, per giustificare i tagli effettuati nel settore, ha basato la propria azione di propaganda politica sugli sprechi e sui costi eccessivi delle nostre istituzioni formative. L’UIL, Unione Italiana del Lavoro, hanno smentito nel 2011 con i dati sulla formazione continua in Italia, che non hanno registrato sostanziali novità, pur presentando interessanti e diverse evidenze.
E’ il centro Italia a detenere il maggior numero di partecipazioni al sistema formativo, nella fascia di utenti dai 20 ai 29 anni, con le regioni Lazio, Abruzzo, e Umbria in testa, mentre in totale il maggior numero di utenti che partecipano alla formazione permanente tra i 25 e i 64 anni risiede in Friuli Venezia Giulia (8,2% di utenti che partecipano a percosi di apprendimento permanente), e in Umbria e Lazio, ancora presenti rispettivamente con il 7,3% e il 7,2%. Tuttavia ISFOL e CIGL suggeriscono che nel fiorente Nord-Est italico oltre 1 impresa su 3 svolge corsi di formazione ai propri dipendenti, più che nel resto d’Italia (36,2% al 2010), mentre nell’elenco delle regioni italiane per attività finanziate dedicate alla formazione continua compaiono al vertice stavolta Lombardia, Campania e Sicilia. Decisamente uno scenario complicato!
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