Archivio | novembre, 2012

Bye Bye Europe, i “secchioni” del mondo parlano cinese, russo, indiano e indonesiano!

20 Nov

Come cresce la popolazione laureata nel mondo? L’Ocse rivela i numeri dell’imminente e annunciata débâcle del vecchio continente.

Oggi nella classifica dei 10 paesi con maggior numero di laureati sono presenti solo 3 stati europei: UK, Germania e Francia, rispettivamente all’ottavo, nono e decimo posto.
Nel 2020 questi ultimi due scenderanno di molte posizioni, scalzate da Indonesia e Brasile, che fino a 10 anni fa non figuravano neppure tra i primi venti. Mentre la Cina porta alla laurea ogni anno 34 milioni di giovani, ovvero esattamente quanto la popolazione intera del Canada.
Pechino ha un aumento di 2 milioni di studenti in più all’ anno, il che significa che se una università è misurata per 20mila studenti, ogni anno ne devono essere aperte 100, cioè due alla settimana.
Resistono ancora gli USA, che dalla prima posizione del 2000 scenderanno nel 2020 alla terza, superati da Cina e India, pur toccando un livello record di 22,2 milioni di laureati annui.

Ma la Cina tra 10 anni sarà a 58 milioni e l’India a 23,8. Importante anche il ritorno della Russia che nel 2020 occuperà il quarto posto con ben 14,1 milioni di lauree. Alle spalle spunta l’Indonesia con 11,2. Il Brasile sarà ottavo a 6,8, eclissandosi Giappone (in grande crisi demografica) e la Corea. Si eclissa il Giappone – in forte crisi demografica – e cala anche la Corea tra le “tigri asiatiche”.
Che ne sarà dunque dell’Europa e…..dell’Italia? Il nostro bel Paese da essere stato un tempo promulgatore di civiltà e cultura diventa fanalino di coda delle classifiche, anzi, scompare del tutto, con la situazione attuale che vede un ulteriore aumento di tasse universitarie (+7% in quest’anno accademico) e una moltitudine di “dottori” che più passa il tempo e più cancella dai curriculum i brillanti stendardi accademici faticosamente (e inutilmente) collezionati nel tempo. Per non spaventare troppo i vari call center e sperare di trovare un impiego (precario) almeno in questo modo!
In un mondo che sfornerà 208 milioni di laureati e di cui solo il 10% sarà europeo, i Paesi industrializzati sono ormai la fotografia degli effetti della crisi moderna e ci pongono nuovi interrogativi: quali saranno le nuove leadership? E quanti laureati diventeranno ingranaggi di una nuova tecnocrazia del domani? Che sbilanciamento avremo tra studi tecnici e quelli umanistici, e con quali conseguenze?

I 5 trend del momento nel campo della Formazione

13 Nov

1. The Flip Class

Un sistema che sovverte il tradizionale metodo di apprendimento. Lezioni che si svolgono a casa e compiti e mansioni in aula. Come? Gli studenti frequentano lezioni via web, attraverso la fruizione autonoma di video o podcast (contenuto trovato online o creato ad hoc dal docente), mentre l’aula diventa luogo di esercitazioni, esami e verifiche, basate su quei contenuti. Ciò che sembra ancora un pò lontano dal nostro “modus educandi” viene però smentito dall’efficacia del metodo. Pare che oltreoceano gli studenti acquisiscano così ottime capacità di ricerca, problem solving e soprattutto autonomia!

2. Byod

Byod è una sigla che sta per “Bring Your Own Device”, e si riferisce all’uso da parte degli studenti dei propri smartphone,
tablet e computer a scopo formativo. Molto si è dibattuto su un metodo che si presenta poco “democratico”, per la mancanza di uguale accesso alla tecnologia da parte di tutti, problema che si pone in particolare per la mancanza di strutture di formazione adeguate.

3. EdTech

Cosa succede quando i device elettronici entrano nelle aule? Un insieme di sistemi digitali avanzati può essere utile a supportare
le modalità di formazione, ma solo se prima ci si chiede: “quali sono gli obiettivi reali da raggiungere grazie al loro ingresso nei processi di apprendimento?”. Solo così gli educatori potranno selezionare gli strumenti che davvero possono favorire la prossimità degli studenti alle materie oggetto di studio.

4. 1 to 1

Cos’è? Nelle aule 1 to 1 ogni studente ha il suo personale dispositivo digitale su cui lavorare, senza che ci sia condivisione con altri studenti. E’ un sistema ancora in fase di implementazione a causa dell’ “arretratezza” del sistema globale (mancanza di budget e di coordinamento tra le varie figure, ecc), ma è il futuro della formazione!

5. Parent Engagement

E’ stato ampiamente dimostrato da numerose statistiche che quando i genitori svolgono un ruolo attivo nella formazione dei propri figli, l’apprendimento di questi ultimi migliora, completando a casa il lavoro svolto dagli educatori scolastici.
Ma rimane un nodo da sciogliere: cosa significa esattamente “parent engagement”? Abbiamo realmente bisogno di lezioni e workshop composti da gruppi di genitori per apprendere le tecniche su come aiutare i propri figli nell’apprendimento al di fuori delle strutture scolastiche? Non tutti avrebbero la possibilità di esserne coinvolti a causa degli impegni di lavoro e sarebbe difficile definirla concretamente una dottrina da adottare e inserire nei piani di formazione.

 

Quanti enti di formazione professionale ci sono in Italia? I dati in un’infografica

6 Nov

(Indagine Fractals – fonti: Agenas, Fedecongressi)
“In Italia c’è bisogno di formazione e sappiamo fare formazione. E’ tempo di dar voce all’economia reale per fare della formazione lo strumento di competitività che può portarci fuori dalla crisi. Le statistiche confermano che le imprese che si aggiornano sono le più competitive così come gli utenti che si aggiornano possono spendersi meglio sul difficile mercato del lavoro di oggi”. Così il Carlo Barberis, patron di ExpoTraining, ha introdotto i lavori della manifestazione milanese dedicata alla formazione professionale, al quale hanno partecipato il 25 ottobre 2012 i rappresentanti dei sindacati nazionali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, e vari enti tra cui Confcommercio, Confartigianato, Rete Impresa.
Come appare ben chiaro dell’infografica, il sistema italiano di formazione continua presenta un quadro geografico interessante ma frastagliato.
I provider individuati sono stati divisi a seconda che eroghino formazione per aziende o dedicate esclusivamente alle professioni sanitarie (ECM, Educazione Continua in Medicina). I risultati? Spiccano le solite Lombardia e Lazio rispettivamente con 330 e 312 enti di formazione accreditati, seguite al terzo posto dalla Campania con 101 enti, la prima regione del Sud, inseguita dalla Sicilia, al quarto posto con 79 enti di formazione.
Cosa fare per migliorare lo scenario attuale e rilanciare la formazione professionale in Italia? Forse sarebbe auspicabile  l’istituzione di un unico fondo nazionale per la formazione nel quale far confluire tutti i finanziamenti nazionali ed europei, promuovendo contesualmente la promozione di meccanismi di trasparenza per combattere le frodi e le irregolarità, coinvolgendo l’Agenzia delle entrate in qualità di organo di controllo del flusso dei finanziamenti pubblici, e continuando a garantire il diritto alla buona formazione anche attraverso piani di riqualificazione professionale per i disoccupati.
Tutto perfetto, tutto bellissimo, se non fossimo però….”en Italie”…!

Studiare all’estero: un trend non solo italiano!

5 Nov
Opportunità. Mobilità. Internazionalizzazione delle competenze. Come garantire un sistema virtuoso che favorisca la mobilità nella formazione ma che contemporaneamente sappia attrarre nuove interessanti figure anche da altri Paesi?
Il nodo principale da sciogliere per i governi è guardare alla qualità del futuro delle nuove generazioni attraverso programmi sostenibili di formazione che favoriscano l’interscambio (vedi Programma LLP/Erasmus), puntando ad attrarre nuove figure professionali e ad arricchire il panorama culturale interno.
Ma, al di fuori dell’Europa, come si muovono i flussi mondiali della formazione?
L’Istituto di statistica dell’UNESCO (UIS) ha presentato il mese scorso in Canada una mappa interattiva della mobilità universitaria globale: il risultato è che l’Asia orientale e l’area del Pacifico hanno il principale bacino di studenti in mobilità, ben il 28% del totale di studenti mondiali “in mobilità”, circa 3,6 milioni registrati nel 2010 (University World News). In Asia centrale e in Africa sub-sahariana si registra il maggior numero di studenti “outbound”, mentre cresce la percentuale di studenti in mobilità proveniente dai 22 Paesi Arabi, il 7% del totale, ben lontani dallo strapotere cinese, indiano e koreano.
La mappa dà un’idea della “magnitudine” del fenomeno, tracciando i flussi di mobilità degli studenti impegnati in programmi di formazione e permettendo di trovare nuove opportunità per attrarre nuove (e più lontane e redditizie) fasce di pubblico-utente.
Europa Occidentale, America del Nord e Oceano Pacifico le aree che attraggono il maggior numero di studenti in mobilità, dato che per cui possono essere definiti i Paesi meno “xenofobi” in formazione.
E i flussi italiani? Top countries di provenienza Albania, Cina, Romania, Grecia e Camerun, mentre Austria, UK e Francia sono le destinazioni preferite dai nostri “cervelli in fuga”!