Bye Bye Europe, i “secchioni” del mondo parlano cinese, russo, indiano e indonesiano!

20 Nov

Come cresce la popolazione laureata nel mondo? L’Ocse rivela i numeri dell’imminente e annunciata débâcle del vecchio continente.

Oggi nella classifica dei 10 paesi con maggior numero di laureati sono presenti solo 3 stati europei: UK, Germania e Francia, rispettivamente all’ottavo, nono e decimo posto.
Nel 2020 questi ultimi due scenderanno di molte posizioni, scalzate da Indonesia e Brasile, che fino a 10 anni fa non figuravano neppure tra i primi venti. Mentre la Cina porta alla laurea ogni anno 34 milioni di giovani, ovvero esattamente quanto la popolazione intera del Canada.
Pechino ha un aumento di 2 milioni di studenti in più all’ anno, il che significa che se una università è misurata per 20mila studenti, ogni anno ne devono essere aperte 100, cioè due alla settimana.
Resistono ancora gli USA, che dalla prima posizione del 2000 scenderanno nel 2020 alla terza, superati da Cina e India, pur toccando un livello record di 22,2 milioni di laureati annui.

Ma la Cina tra 10 anni sarà a 58 milioni e l’India a 23,8. Importante anche il ritorno della Russia che nel 2020 occuperà il quarto posto con ben 14,1 milioni di lauree. Alle spalle spunta l’Indonesia con 11,2. Il Brasile sarà ottavo a 6,8, eclissandosi Giappone (in grande crisi demografica) e la Corea. Si eclissa il Giappone – in forte crisi demografica – e cala anche la Corea tra le “tigri asiatiche”.
Che ne sarà dunque dell’Europa e…..dell’Italia? Il nostro bel Paese da essere stato un tempo promulgatore di civiltà e cultura diventa fanalino di coda delle classifiche, anzi, scompare del tutto, con la situazione attuale che vede un ulteriore aumento di tasse universitarie (+7% in quest’anno accademico) e una moltitudine di “dottori” che più passa il tempo e più cancella dai curriculum i brillanti stendardi accademici faticosamente (e inutilmente) collezionati nel tempo. Per non spaventare troppo i vari call center e sperare di trovare un impiego (precario) almeno in questo modo!
In un mondo che sfornerà 208 milioni di laureati e di cui solo il 10% sarà europeo, i Paesi industrializzati sono ormai la fotografia degli effetti della crisi moderna e ci pongono nuovi interrogativi: quali saranno le nuove leadership? E quanti laureati diventeranno ingranaggi di una nuova tecnocrazia del domani? Che sbilanciamento avremo tra studi tecnici e quelli umanistici, e con quali conseguenze?
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