L’Italia e le nuove professioni digitali. Scenari a confronto.

22 Mar

Le opportunità professionali corrono sul web, soprattutto per i più giovani. Una recente ricerca condotta da Michael Page dimostra, infatti, che quello del digital e dei new media è stato uno dei pochi settori professionali ad aver visto una chiusura positiva nel 2012. La richiesta di profili specializzati è, infatti, aumentata del 20% e pare destinata a farlo di un ulteriore 25% nel corso del 2013. Non solo, ma un nuovissimo studio (Empirica, Marzo 2013), le cui cifre non sono ancora state pubblicate, indica che entro il 2015 si potrebbero creare in Europa fino a 864.000 posti di lavoro nel settore digitale (700 mila sono quelli creati solo in Italia dal 2010 a oggi secondo i dati di crescitadigitale.it,  contribuendo al 2% del PIL nazionale). Si verrebbe così a culminare un trend di crescita costante che, dall’anno 2000, è proseguito pressochè inarrestabile con un ritmo annuo medio del 4,3% e la creazione di 100.000 unità di posti di lavoro annui nell’ambito della Digital Economy.

Correlazione tra Internet e l'occupazione giovanile, da un grafico di crescitadigitale.it

Correlazione tra la diffusione di  Internet e l’occupazione giovanile, in un grafico di crescitadigitale.it

Internet inoltre migliorerebbe anche qualitativamente la produttività delle aziende, in quanto mail e social network favoriscono una più rapida circolazione delle idee, velocizzando buona parte dei processi sia logistici che comunicativi.

Tuttavia, l’Unione Europea (pacchetto per l’occupazione adottato ad Aprile 2012) denuncia un tasso di laureati e professionisti nel settore ICT decisamente inferiore al fabbisogno. Se questo gap tra domanda ed offerta non viene colmato in tempi brevi, rischia di farci perdere una delle più grosse opportunità economiche ed occupazionali degli ultimi anni. In Italia, poi, la situazione è ancora più critica rispetto alla media europea. Non solo, infatti, Internet non è ancora sufficientemente diffuso (la differenza tra accessi settimanali alla rete tra Lombardia e Sicilia è solo uno dei tanti segnali della persistenza del Digital Divide); ma gli impedimenti burocratici e la carenza di finanziamenti necessari inibiscono la creazione di nuove imprese private.

Per cercare di abbracciare uno scenario decisamente favorevole alla ripresa economica, quindi, sono estremamente necessari alcuni accorgimenti di tipo sia governativo che individuale. Innanzitutto, va incentivata la formazione universitaria: è stato dimostrato, infatti, che non solo internet aumenta l’occupazione in sé, ma lo fa tanto più quanto è più alto il livello di preparazione accademica nel settore. Ben vengano quindi interventi mirati a potenziare l’educazione nell’ambito dell’ICT e della comunicazione web. E ben vengano, anche, metodi didattici innovativi, volti a migliorare ed ampliare i sistemi educativi per come siamo abituati a conoscerli, così da offrire a sempre più persone le competenze necessarie ad inserirsi nel mondo del lavoro.

È poi auspicabile, soprattutto in Italia, una struttura dei finanziamenti che sia vicina alle necessità di impresa, con una digitalizzazione e semplificazione burocratica e fiscale che accolga le startup innovatrici in un’ecosistema a loro veramente favorevole.

Dall’Unione Europea si esorta, inoltre, ad interventi che agevolino la mobilità, così da aiutare chi è in possesso delle competenze necessarie a recarsi ovunque siano richieste; l’omologazione della certificazione delle proprie qualità e attività professionali in qualunque Stato membro; e la sensibilizzazione, perchè ogni cittadino sappia che il settore digitale offre reali e concrete possibilità di carriera.

Quanto ai nuovi profili professionali maggiormente richiesti nell’ambito del web, essi sembrano non essere più legati ai suoi aspetti prettamente tecnici come programmazione o web design, quanto ai contenuti e alla pubblicità. Il già citato Osservatorio sul Lavoro di Michael Page ne stila un elenco:

professioni

web marketing manager (responsabile della pubblicità, delle promozioni, delle sponsorizzazioni e delle partnership strategiche, nonché coordinatore delle campagne sui media online)

online project manager (punto di riferimento per i diversi reparti aziendali coinvolti nello sviluppo di un progetto)

online strategic planner (responsabile della pianificazione di campagne di advertising online)

community manager (responsabile delle comunità virtuali presenti in rete. Gestisce le presenze sui social network, le mailing list, i forum di discussione, i newsgroup e le chat. Il suo compito è fondamentalmente quello di attrarre gli utenti, facendo crescere la community)

publisher manager (gestore dei siti aziendali)

chief technology officer (manager di primo livello con il compito di monitorare, valutare, selezionare e suggerire al consiglio direttivo le tecnologie da applicare ai prodotti o ai servizi offerti da un’azienda)

Lavorate nel settore digitale o vi piacerebbe farlo? Se sì, quale ruolo vorreste ricoprire? Raccontatecelo!

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