Archive | luglio, 2013

MOOC: l’evoluzione democratica dell’e-learning

26 Lug

Forma è impegnato in questi giorni in una ricerca volta ad analizzare la situazione della Formazione a Distanza in Italia, e prevederne gli sviluppi futuri. Le enormi potenzialità dell’e-learning, infatti, appaiono sempre più come il futuro dell’istruzione, soprattutto in alcune tra le sue declinazioni più social e democratiche come i MOOC (Massive Open Online Course). Nati nel 2008 tra Stati Uniti e Canada, basandosi sull’esperienza del movimento per l’Open Resources e perseguendo gli ideali del Collaborative Learning, i MOOC hanno iniziato a diffondersi su scala mondiale nel 2011, dando inizio ad un trend di crescita continuo. Oggi l’offerta è talmente ampia e differenziata da aver reso necessaria la creazione di aggregatori: veri e propri portali che raggruppano i singoli corsi suddividendoli spesso per atenei ed argomenti, così da aiutare gli studenti ad orientarsi tra le possibilità a disposizione.

I MOOC sono, nella quasi totalità, organizzati da atenei universitari anche tra i più prestigiosi, offrendo a persone di ogni angolo del mondo la possibilità di assistere gratuitamente a lezioni tenute da docenti di Harvard, Berkeley o Stanford. A differenza di altre tipologie più classiche di e-learning, permettono una grande interattività tra gli studenti, che possono interagire e scambiarsi opinioni nelle apposite community. Il dato è interessante soprattutto se si considera la disomogeneità di competenze tra gli iscritti, derivata dall’approccio assolutamente Open Access dei corsi. Ad essi possono iscriversi universitari, diplomati, autodidatti e professionisti del settore di ogni genere, nazionalità ed età, così da rendere stimolante lo scambio e il reciproco aiuto in vista di un sapere condiviso di stampo wiki.

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Pur non sostituendo un corso di laurea tradizionale, i MOOC offrono a chi lo richieda un attestato di partecipazione che può essere valido a tutti gli effetti per un’integrazione nel Curriculum Vitae. Se è vero che i corsi sono assolutamente gratuiti, spesso per garantirsi il certificato di frequenza è necessario pagare una tassa di quantità variabile a seconda dell’ente organizzatore.

Ricapitolando, le caratteristiche distintive dei corsi MOOC sono:

Gratuità ed Open Access (per iscriversi basta una mail, dopo di che per accedere al corso è sufficiente una connessione ad internet)
Diffusione potenzialmente globale
Interattività con docenti e altri studenti frequentanti il corso (Community)
Rilascio di un certificato di partecipazione (automaticamente o previa richiesta)

Vi è, inoltre, una dimensione fortemente multimediale che comporta l’inserimento, da parte dei docenti, di materiale di vario genere, tra cui spiccano:

Unità didattiche calendarizzate che lo studente può personalizzare secondo il proprio metodo di studio
Videolezioni
Quiz o test per la verifica delle competenze acquisite
Libri e articoli aggiuntivi per un eventuale approfondimento

A seguire, ecco un video che spiega il funzionamento dei MOOC.

Voi che ne pensate di questa innovativa forma d’insegnamento? Avete mai seguito un corso di formazione a distanza o avete in programma di farlo? Raccontatecelo!

Little Free Library: le casette in legno per scambiarsi i libri in città

19 Lug

Magari vi sarà capitato, passeggiando per le vostre città, di imbattervi in piccole, graziose, casette in legno piene di libri. Sono le Little Free Library: luoghi non convenzionali, spesso ricavati dalla riconversione di spazi urbani già esistenti (le cabine telefoniche, ad esempio) che mettono gratuitamente a disposizione volumi usati ed uno spazio per accoglierne di nuovi. Il fenomeno, che può essere visto come una naturale evoluzione del Book Crossing, è nato negli Stati Uniti e sta lentamente iniziando a prendere piede anche in Italia.

L’obiettivo è quello di promuovere la lettura e il libero scambio letterario, creando anche un senso di comunità, creatività e saggezza condivisa tra lettori.

La prima Little Free Library italiana ha compiuto un anno di vita lo scorso 1 Giugno. Si trova a Vigna Clara, Roma, dove è stata istituita per iniziativa di Giovanna Iorio, insegnante della Marymount International School e autrice di racconti e poesie. Il suo esempio è stato seguito da altri connazionali, innalzando a una dozzina il numero di mini-biblioteche attualmente sparse per la nostra penisola. Ce ne sono altre due a Roma, entrambe nella zona Nord (Inviolatella Borghese e Tomba di Nerone), quattro nella zona di Milano, due a Trento e altre cinque al Sud, in Puglia. Proprio le Little Free Library pugliesi  sono state tra le più recenti acquisizioni del nostro Paese, essendo state inaugurate lo scorso mese di Maggio nelle vicinanze dei vari istituti scolastici di Cavallino e Castromediano, in provincia di Lecce. Per l’occasione, le scolaresche hanno donato più di 200 libri oggi a disposizione di alunni e cittadini salentini.

In provincia di Milano, invece, il Comune di Corbetta è stato responsabile della prima Little Free Library nata su iniziativa di una biblioteca pubblica. La Corbetta LFL è stata progettata direttamente dal Servizio Cultura e Biblioteca in collaborazione, per la parte tecnica, con il Settore Lavori Pubblici. Alla prima mini-biblioteca, collocata di fronte all’edificio della biblioteca principale, sono andate aggiungendosi nel tempo altre due Little Free Library sparse per la città. Su ognuna di esse è riportato un pannello con le istruzioni d’uso (semplicemente chiunque può prendere un libro, lasciandone un altro a disposizione di altri lettori) e una cartina con l’ubicazione delle altre due “casette” librarie della cittadina.

La Corbetta Little Free Library

La Corbetta Little Free Library

Sul sito web littlefreelibrary.org è facilmente consultabile una mappa  delle Little Free Library sparse in tutto il mondo. Si può, inoltre, segnalare l’ubicazione di una nuova mini-biblioteca cittadina riempiendo l’apposito modulo corredato di foto. Chi volesse istituire una Little Free Library può inoltre affidarsi al sito per ordinare un’apposita “casetta” di design dove ospitare i libri o per le istruzioni su come costruirla.

La mappa delle Little Free Library italiane

La mappa delle Little Free Library italiane

Per le Little Free Library italiane esiste, invece, un blog specializzato,  dove è possibile rimanere informati su tutte le novità relative a quello che ormai si può considerare a tutti gli effetti un “movimento” su scala globale. Movimento che è, oltretutto,  presente anche sui canali social: sono disponibili un account  facebook e un più recente canale youtube.

Che ne pensate di questo fenomeno? Vi è mai capitato di imbattervi in una Little Free Library in qualche città dell’Italia o del mondo? Raccontatecelo!

Tecnologia e istruzione: 6 + 3 startup pioniere nell’innovazione

12 Lug

Il 26 e 27 Giugno scorsi, in California, numerosi imprenditori si sono dati appuntamento alla LAUNCH Education and Kids Conference dove hanno messo a confronto i rispettivi sforzi di trasformare l’istruzione dei più giovani attraverso le nuove tecnologie.

Il sito web Mashable ha elencato alcuni progetti di startup pioniere nel settore, premiate per l’occasione per lo sviluppo di nuovi strumenti educativi per la formazione dei più piccoli. Noi ve li presentiamo in lingua italiana.

1. ROOMINATE

Roominate, la "casa delle bambole" con circuiti elettrici

Roominate, la “casa delle bambole” con circuiti elettrici

Cos’è: una sorta di casa delle bambole dotata di cavi, circuiti motorizzati e device elettronici, che i bambini e le bambine possono costruire in prima persona.  Alla struttura dell’edificio possono essere aggiunti modellini di mulino a vento e luci funzionanti, così da abituare i più piccoli ad avere a che fare con le prime nozioni pratiche di fisica, elettronica e tecnologia.

Cosa si propone: di abbattere le differenze di genere in settori considerati maggiormente maschili quali scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, rendendo al contempo più divertente e interattivo il processo di apprendimento.

2. LITTLE BITS

Cos’è:  una serie di moduli elettronici che si incastrano assieme grazie a una struttura magnetica. Possono essere utilizzati dai bambini per costruire macchinari che vanno dal misuratore sismico dello starter kit ai progetti più elaborati del kit avanzato. Ogni componente elettronico appare, inoltre, suddiviso in piccole parti (“bits”) per permettere ai bambini di interagire con esse e capire come funzionano alcuni gadget di uso quotidiano. Interessante notare che sul website creato dalla startup gli studenti possono condividere i progetti realizzati, mentre per gli insegnanti sono disponibili innumerevoli proposte su come includere Little Bits nei piani di studio.

Cosa si propone: insegnare ai ragazzi come funzionano i componenti elettronici in un mondo sempre più dominato da essi.

3. LOCOMOTIVE LABS

Cos’è: sviluppatore di una serie di app colorate e molto semplici pensate per ragazzi con necessità ed esigenze particolari, come difficoltà di memorizzazione o piccoli deficit di attenzione. Citiamo, in tal senso, Todo Elementary Math Serie (pensata per l’apprendimento di nozioni matematiche) e Todo Telling Time (per imparare concetti come la lettura dell’ora).

Cosa si propone: di aiutare i ragazzi con deficit di attenzione e memorizzazione nell’assimilazione di concetti essenziali, mediante l’utilizzo di molti colori, la schematizzazione visiva e la ripetizione delle nozioni.

4. LINKBOT

linkbot

Il robot modulare “Linkbot”

Cos’è: un robot che può essere assemblato dagli studenti stessi mediante blocchi modulari connessi l’uno all’altro con un sistema wireless. È anche possibile registrare alcuni movimenti da far posteriormente “replicare” al robot.

Cosa si propone: di permettere ai bambini di familiarizzare con la robotica, oltre ad insegnare loro nozioni di matematica e programmazione in modo pratico e diretto.

5. KIDAPTIVE 

Cos’è: una startup che sviluppa app per bambini di età pre-scolare, come Leo’s Pad (sorta di gioco educativo dotato di sviluppo narrativo) e la collegata Parent’s Pad, che consente ai genitori di rimanere sempre aggiornati sugli sviluppi cognitivi, emotivi e sociali realizzati dai figli mentre avanzano nei 70 livelli di istruzione proposti.

Cosa si propone: di sfruttare le nuove tecnologie e le capacità di coinvolgimento di una buona storia per insegnare ai bambini nozioni concrete, e mantenere i genitori sempre informati sui progressi teorici e tecnologici dei figli.

6. STEAM CARNIVAL 

Cos’è:  una sorta di circo high-tech che include robot, fuoco e laser in un vero e proprio parco di divertimenti educativo.

Cosa si propone: portare ai massimi livelli il concetto di “imparare divertendosi”, facendo entrare i bambini in contatto con tecnologia, ingegneria, arte e matematica.

Un'immagine dello STEAM Carnival

Un’immagine dello STEAM Carnival

Tra i progetti presentati alla LAUNCH Conference (per i più curiosi, qui c’è l’elenco completo) noi di Forma segnaliamo inoltre:

Envigilator: sistema di monitoraggio online che non richiede installazione di software di nessun tipo, consente agli insegnanti di seguire gli studenti durante lo svolgimento di un esame o esercizio in classe.

LightUp: il primo kit educativo ad utilizzare la realtà aumentata per evidenziare nell’ambiente circostante concetti e componenti normalmente invisibili (per esempio, in un circuito elettronico).

Sight Words: app per smartphone o tablet che utilizza il sistema di riconoscimento vocale per insegnare ai bambini a leggere.

La app LightUp in funzione

La app LightUp in funzione

E voi, conoscete qualche startup particolarmente innovativa nel settore dell’istruzione e volete segnalarcela?  Aspettiamo i vostri commenti!

Alle elementari con l’iPad: il nuovo modello educativo olandese

5 Lug

Si è da poco concluso nella cittadina olandese di Egmond Binnen il primo progetto sperimentale che prevede l’utilizzo dell’iPad nel programma di studi delle scuole elementari. Non si tratta di una semplice aggiunta dello strumento ai materiali di studio già presenti, ma di un’autentica ri-definizione di orari e modelli d’istruzione incentrata sull’impiego del tablet. Gli studenti sono chiamati, infatti ad utilizzare app sempre più complesse man mano che il corso di studi avanza, rispondendo ad un metodo educativo di tipo progressivo. Lo scopo è quello di far raggiungere e superare ad ogni allievo le tappe di apprendimento in modo autonomo, secondo i propri tempi. Gli insegnanti non interverranno a correggere gli errori, in quanto saranno i personaggi dell’applicazione multimediale utilizzata a dover ripetere l’esercizio nel caso di una scelta sbagliata del ragazzo. Così, la figura stessa dell’insegnante cambia, passando negli occhi dei più piccoli da “portatore di conoscenza” a semplice supporto per l’educazione.

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Questo nuovo modello d’insegnamento è stato sviluppato dalla fondazione 04NT (acronimo di “Educazione per una nuova Era”)  in omaggio al fondatore di Apple. Nel corso del prossimo anno scolastico sarà adottato da altre dieci scuole elementari olandesi, coinvolgendo più di mille studenti di età compresa tra i quattro e i dodici anni.

Tra le novità introdotte in quelle che sono state già ribattezzate “Steve Jobs School” c’è anche il fatto che le famiglie potranno andare in vacanza in qualunque momento, senza che gli studenti siano costretti a saltare le lezioni. Gli iPad utilizzati a scuola, infatti, resteranno in dotazione agli alunni anche al di fuori dell’edificio scolastico, in modo che possano continuare ad utilizzarli come “compito per casa”. Saranno inoltre i genitori stessi, assieme agli insegnanti, a decidere ogni sei settimane gli obiettivi di apprendimento che i ragazzi saranno chiamati a raggiungere nel periodo successivo. Il focus principale delle app adottate rimarrà comunque l’aritmetica, la lettura e la comprensione del testo.

Diversi saranno anche gli orari di apertura degli istituti: le scuole rimarranno aperte dalle sette e mezza del mattino alle sei e mezza del pomeriggio, ma la presenza degli alunni sarà richiesta soltanto nel periodo di tempo compreso tra le 10.30 e le 15.00: per il resto, saranno liberi di arrivare ed andarsene quando vorranno.

Oltre alle attività incentrate sull’utilizzo dell’Ipad (che rimangono la maggior parte) il programma educativo della fondazione 04NT comprende attività creative (disegno), sportive (educazione fisica) e ludiche/socializzanti (gioco in comune).

E voi, sareste favorevoli ad un cambiamento così radicale nel modello d’insegnamento delle scuole elementari? Come e quanto pensate sia giusto avvicinare i bambini alla tecnologia? Diteci la vostra!