Archivio | settembre, 2013

Come usare i Google Glass…a scuola!

27 Set

I Google Glass sono una delle invenzioni più chiacchierate e promettenti della nostra era. Gli occhiali a realtà aumentata del colosso di Mountain View offrono un così vasto range di potenzialità che ne sono già state discusse (e, in certi casi, testate) le possibilità di applicazione nei settori più disparati: dalla medicina all’industria dell’intrattenimento. Ma sarebbe possibile sfruttarli anche nel campo dell’istruzione? Secondo noi, sì.

Ecco alcuni aspetti del prossimo oggetto di culto mondiale dai quali insegnanti e allievi potrebbero trarre un reale beneficio tra i banchi di scuola.

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1. CONFRONTO E SCAMBIO TRA INSEGNANTI

– Con i Google Glass, i docenti possono entrare in contatto via Hangout con altri insegnanti, di qualunque parte del mondo essi siano, per scambiarsi idee e confrontarsi sui metodi di insegnamento.

– Gli insegnanti possono assistere alla lezione di un collega interagendo e offrendo spunti in tempo reale.

2. APPROFONDIMENTO DELLE LEZIONI

– Si possono utilizzare i Google Glass per cercare studi e saggi in tempo reale, così da approfondire l’argomento di cui si sta parlando a lezione.

– Gli studenti possono sfruttare Google Now per effettuare ricerche personalizzate e test basati sulle loro potenzialità ed esigenze di apprendimento.

– Studenti ed insegnanti possono organizzare sessioni extra-scolastiche via Hangout per chiarire eventuali dubbi sulle lezioni seguite in classe o sui compiti da svolgere a casa.

3. INTERAZIONE CON STUDENTI E GENITORI

– I Google Glass permettono agli insegnanti di trasferire video e immagini direttamente sui tablet e devices digitali degli studenti con estrema facilità.

– Gli insegnanti possono visualizzare informazioni dettagliate sul rendimento complessivo dello studente per offrire lezioni ed esercizi adeguati alle singole potenzialità e livelli di apprendimento.

– Gli insegnanti possono creare connessioni in tempo reale con gli studenti che non frequentano (per esempio, in ambito universitario) o che non possono assistere alle lezioni per motivi di carattere personale.

– Gli insegnanti possono inviare informazioni importanti quali pagelle o risultati di test direttamente ai genitori degli studenti.

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4. SPUNTI PER LEZIONI INNOVATIVE

– I Google Glass permettono di realizzare giochi interattivi di problem solving da svolgere in classe.

– Si possono registrare le lezioni contemporaneamente dal punto di vista dello studente e di quello dell’insegnante, per poi unirle in fase di editing come spunto per confronti e riflessioni.

5. IDENTIFICARE E RISOLVERE I PROBLEMI DEGLI STUDENTI

– I Google Glass permettono di richiedere ad un esperto di osservare la classe a distanza, così da poter identificare più facilmente eventuali problemi cognitivi o di apprendimento da parte di qualche allievo.

– Gli studenti più timidi, riluttanti a fare domande ad alta voce, possono interagire con l’insegnante esponendo i propri dubbi via sms o testo.

– È possibile registrare ed eseguire giochi di ruolo che comprendano esercizi di public speaking, eliminando l’inibizione dovuta all’osservazione diretta da parte di un pubblico.

6. FORMAZIONE A DISTANZA

– Con i Google Glass è ancora più facile interagire con istruttori e compagni all’interno di una classe online.

– Si può utilizzare youtube per assistere alle lezioni a distanza.

– Gruppi di studio o di ricerca possono rimanere in contatto visivo anche se fisicamente si dividono tra biblioteca, luogo all’aperto e laboratorio, garantendo in questo modo anche maggiori possibilità di sviluppo per le attività collettive.

E voi, che ne pensate dei Google Glass? Li comprereste? In che modo li utilizzereste a scuola? 

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Studiare social media alla HootSuite University

20 Set

Durante il nostro studio sulla formazione a distanza in Italia ci è balzata all’attenzione l’interessante iniziativa di Hootsuite , piattaforma tra le più conosciute per la gestione e l’analisi dei social network in ambito professionale.  Hootsuite ha, infatti, creato un suo centro educativo online (la Hootsuite University  ) in cui, con un minimo contributo economico, si può avere accesso a svariati corsi tenuti da professionisti provenienti da ogni parte del mondo.

Le lezioni si dividono in:
Video-corsi sempre aggiornati (tra i più recenti,  “i social media per il business” e “l’engagement su Linkedin per i profili aziendali”)
– Serie di letture o webinars della durata di non più di 20 o 30 minuti  l’una (pensata per assecondare la fruizione rapida degli utenti del web) con consigli da parte di brand leader nel settore industriale, piattaforme e formatori.

Superando una serie di test, è inoltre possibile ottenere una certificazione ufficiale riconosciuta da molte aziende come segno concreto di esperienza nel settore,  e condividere il bollino che l’attesta anche su tutte le proprie presenze online. Ma il dato più importante è che si viene automaticamente inclusi nella Directory di Professionisti Certificati, generando un hub di contatti estremamente utile.

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La Hootsuite University si può provare anche a titolo gratuito, mediante i cupon code distribuiti nella maggior parte dei numerosissimi HootUp organizzati dalla squadra italiana di volontari Hootsuite in tutta la penisola.

Gli HootUp sono sostanzialmente riunioni di persone che si incontrano per parlare di HootSuite e social media. Possono essere Casual (un’occasione informale, un aperitivo social, etc), Educativi (un Workshop, una conferenza, un corso, etc), o Post-evento, molto simili ai Casual, ma legati ad un evento precedente.

Il primo HootUp italiano è stato realizzato a Genova, ed ha avuto un successo e un’eco tali sui social network (Twitter soprattutto) da spingere ad organizzarne sempre di più nell’ambito della formazione, finchè nel febbraio 2013 è nato il primo HootUp italiano all’interno di un master specialistico nel Social Media Marketing di Up Level: in quell’occasione è stata realizzata una metalezione, ovvero una lezione all’interno di una lezione, con l’obiettivo di insegnare a gestire un evento (l’HootUp, appunto) tramite HootSuite e hashtag #HootUpLevel, realizzando allo stesso tempo l’evento in questione. La lezione è visibile cliccando qui. 

Un momento di learning con Hootsuite, in uno scatto pubblicato sul blog della piattaforma

Un momento di learning con Hootsuite, in uno scatto pubblicato sul blog della piattaforma

I corsi della HootSuite University sono pensati sia per chi è alle prime armi, che avrà al termine  una visione completa di come operare sui social, sia per chi è già esperto nel settore, che ritroverà in essi innumerevoli occasioni di aggiornamento o approfondimento.

E voi, conoscevate Hoot Suite? Partecipereste ad un loro corso? Diteci cosa ne pensate!

Fare il check in sulle tracce di un libro: il progetto di Rizzoli e Foursquare

13 Set

Vi sarà senz’altro capitato di leggere un libro e sentire la curiosità di conoscere un po’ meglio i luoghi in cui è stato ambientato. Ebbene, oggi lo potete fare. Ad accontentarvi c’è “Sulle Tracce del libro”, un innovativo progetto di stoytelling made in Italy che connette le storie ai luoghi all’insegna della tecnologia mobile e della cross-medialità. I responsabili sono Rizzoli e Foursquare, che hanno messo a disposizione sulla popolare app di geotagging veri e propri percorsi dedicati ad alcuni, primi, titoli messi a disposizione dall’editore.

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Il funzionamento è semplice: per ogni luogo in cui si svolge una scena del libro ci sono delle venue su Foursquare. Se si effettua il check-in, appaiono dei tip contenenti alcune informazioni sul libro (trama, curiosità, personaggi…), e sulla specifica location. I tip sono, inoltre, organizzati in una lista che collega tutte le venue presenti in un singolo romanzo.

In questo modo, i lettori possono salvare l’intero tragitto e seguirne le tappe nell’ordine stesso in cui appaiono nel libro. Ma è parallelamente anche possibile imbattersi per caso in una delle ambientazioni descritte in un romanzo, e scoprirlo nel momento stesso in cui si effettua il il check in.

Al momento, i libri di cui si possono seguire le tracce in Italia sono “La Ragazza che toccava il cielo”,  di Luca di Fulvio (fino ad ora, quello di maggior successo), ambientato tra Roma e Venezia; “La Donna di Troppo” , di Enrico Pandiani, a Torino; e “Il tempio della luce” , di Daniela Piazza, a Milano. Ma si possono anche scoprire Roma, Venezia e Stromboli attraverso la trilogia erotica di Irene Cao. 

L’unica lista-tip dedicata ad un Paese straniero è, al momento, quella creata per “Il Canto del Diavolo” di Walter Siti, che ci porta a conoscere Dubai.

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Per i mesi a venire, Rizzoli pensa di ampliare l’offerta basandosi sulle graphic novel della Lizard e su alcuni titoli della BUR. E chissà che in futuro il progetto non arrivi a comprendere anche alcuni Grandi Classici della letteratura occidentale, con possibili sviluppi interessanti anche per il campo dell’istruzione. Noi, almeno, ce l’auguriamo.

E voi? Di quale libro vorreste seguire le tracce con il cellulare alla mano?

Come sopravvivere al primo giorno di scuola…secondo i bambini!

6 Set

Come si sopravvive al primo giorno di scuola? Per una volta a rispondere non sono gli esperti, ma i bambini: studenti delle scuole elementari al secondo, terzo o quarto anno che elargiscono consigli ai nuovi arrivati. L’idea, messa a punto in un breve video, è venuta al team di Timbuktu, il primo magazine per iPad pensato per i più piccoli.

Nel filmato – in italiano con sottotitoli in inglese- i ragazzi insegnano a fare buona impressione (scrivere tanto, tenere le gambe incrociate perchè nessuno inciampi, stare svegli, ascoltare); spiegano come fare amicizia con i compagni (chiedere se vogliano giocare o abbiano bisogno di una mano) e persino come risultare simpatici alle maestre (non dire mai “odio la scuola” o “questa materia mi fa schifo”). In conclusione, c’è spazio anche per le dritte valide per tutto l’anno scolastico come chiedere aiuto alle maestre, non farle arrabbiare, non chiacchierare troppo, divertirsi, e…”non dare pugni a nessuno”!

La app Timbuktu Magazine, interamente Made in Italy, è stata ideata e sviluppata in California da Francesca Cavallo ed Elena Favilli, applicando i metodi educativi più avanguardisti al formato multimediale delle nuove tecnologie digitali. Dopo essersi distinta per innovazione negli States, dal prossimo 15 Settembre sarà disponibile anche in versione italiana.

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Uno degli obiettivi dell’azienda è aiutare i bambini a conoscere attraverso l’esperienza: per questo i contenuti a cui vengono esposti sull’iPad o sullo smartphone sono concepiti come un mezzo per aiutarli ad entrare in contatto con il contesto in cui vivono. Non solo, ma incoraggiare i più piccoli ad utilizzare le nuove tecnologie dovrebbe essere anche un modo di spronarli alla sfida, al problem solving, all’immaginazione (e successiva creazione) di nuovi mondi possibili.

Per questo Tibuktu entra in contatto con i bambini parlando la loro stessa lingua, e in alcuni casi addirittura lavorando a stretto contatto con loro. Vi consigliamo, in questo senso, di dare un’occhiata al diario del SummerCamp tenuto lo scorso mese di luglio dalle ideatrici della startup alla Digital Academia di Roncade, Treviso. Lì Francesca Cavallo ed Elena Favilli hanno documentato il processo che le ha portate a coinvolgere i bambini nell’ideazione e realizzazione, nell’arco di una sola settimana, della app “Scuola Luna”. Le riflessioni e i metodi di lavoro usati ci permettono di capire meglio la filosofia e l’approccio alla base di tutte le app per l’infanzia di Timbuktu. Magazine compreso.

E voi? Che consigli dareste ad un bambino per sopravvivere al suo primo giorno di scuola?