Archivio | aprile, 2014

La stampante 3D a scuola: case history e potenzialità

25 Apr

La stampa 3D è ormai parte del presente, anche tra i banchi di scuola! Certo: prezzo, fiducia e consapevolezza da parte degli insegnanti sono ancora barriere importanti alla sua adozione massiva. Nonostante questo, c’è chi ha già utilizzato con successo il 3D printing all’interno del mondo dell’istruzione, mostrando esempi concreti delle sue possibilità di impiego. Vi proponiamo le case history e le realtà più significative.

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I FAB LAB E IL DIGITAL MAKER MOVEMENT

I Fab lab (fabrication laboratory) fanno parte di un progetto nato negli Stati Uniti a radice di un corso universitario ideato da Neil Gershenfeld, direttore del Centre for Bits and Atoms all’Institute of Technology del Massachusset (MIT).  Si tratta di spazi dove le idee digital vengono trasformate in prodotti e prototipi fisici a beneficio di istituzioni scolastiche ed aziende che non possiedano gli strumenti necessari a realizzarle. I fab lab sono attualmente 200 in più di 40 Paesi del mondo, e prevedono delle giornate aperte al pubblico in cui chiunque sia interessato può provare ad utilizzare i software e gli hardware presenti nelle strutture, tra cui – in molti casi – le stampanti 3D. In questo modo si vuole supportare il movimento globale dei Digital Maker, che incoraggia i giovani a sviluppare la creatività usando la tecnologia.

Proprio all’interno del Fab Lab di Manchester (UK) Amy Mather, studentessa di 14 anni, ha realizzato progetti scolastici utilizzando tecniche di manifattura e design in 3D. I suoi prototipi le sono poi valsi l’apprezzamento di esperti e la partecipazione a numerosi eventi quali Wired Next Generation o la Royal Society for the encouragement of Arts (RSA).

– VIDEO TUTORIAL SUL 3D PRINTING PER INSEGNANTI E STUDENTI

It Is 3D è una compagnia pioniera in Inghilterra per l’introduzione ed utilizzo della stampante 3D  a costi sostenibili nelle scuole. I suoi fondatori, Martin Stevens e Trupti Patel,  hanno avuto come priorità quella di creare un intero range di video online per familiarizzare studenti ed insegnanti con l’utilizzo della stampante 3D ed evitare che l’eventuale adozione della tecnologia da parte delle scuole non si riduca ad uno spreco di denaro e potenziale a causa del mancato utilizzo effettivo.

– LA STAMPANTE 3D COSTRUITA CON IL CELLULARE

Pieter Scholtz e Gerhard de Clercq, studenti sudafricani di 15 anni, hanno costruito la loro personale stampante 3D utilizzando una app del cellulare e contribuendo così a rendere disponibile il mezzo anche per le scuole africane, nonostante la scarsa diffusione dei PC. I due hanno evidenziato come lattine di coca cola e bottiglie di plastica possono essere riciclate per diventare filamenti della stampa 3D e diventare materiale per nuovi oggetti.

– LA PENNA CHE STAMPA IN 3D.

3Doodler è un nuovo tool portatile descritto come “la prima penna-stampante 3D”. Non necessitando di computer o di nozioni di software di progettazione si presta ancora di più all’utilizzo da parte degli studenti più giovani. Funziona mediante un meccanismo di riscaldamento della plastica che consente di disegnare direttamente i prodotti che si intendono realizzare in 3D. Questi possono essere abbozzati su una superficie piana e poi assemblati, o direttamente modellati nell’aria.

3doodler

E voi, conoscete qualche altro caso interessante di utilizzo della stampante 3D da e per le scuole? Segnalatecelo nei commenti! 

Come e perchè insegnare codifica e programmazione a scuola [INFOGRAFICA]

18 Apr

Le materie imprescindibili per un curriculum scolastico efficace? Semplice, codifica e programmazione! Il sito web Edudemic ha pubblicato un’interessante infografica che illustra, mediante fatti e statistiche, perchè per gli studenti, oggi, sia sempre più importante possedere nozioni di coding.

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Ne riassumiamo i concetti chiave:

– Entro il 2020 le professioni legate all’informatica cresceranno del 22 %, portando alla creazione di 1,4 milioni di posti di lavoro in tale settore. La domanda maggiore sarà per gli sviluppatori di software.

– Secondo code.org le professioni di computer-programming negli Stati Uniti stanno crescendo ad una velocità doppia rispetto alla media del Paese, mentre meno del 2,4% degli studenti ha conseguito una laurea in scienze informatiche. Se ne deduce che, se il trend continua, nel prossimo futuro soltanto il 30% dei posti vacanti nel settore nel solo territorio statunitense sarà occupato.

– Secondo Jason Calacanis, CEO di Mahalo, un impiegato che sa programmare è valutato tra i 500 mila e 1 milione di dollari in previsione di un’acquisizione dell’azienda.

– Imparare la programmazione significa anche sviluppare abilità di problem solving, creatività e comunicazione. Tra le nozioni che si appredono ci sono infatti:

Algoritmi matematici (necessari a sviluppare programmi)
Crittografia (permette di capire in che modo le informazioni private vengano condivise attraverso la          rete)
Biologia computazionale (alla base anche del funzionamento del codice genetico)
Machine Intelligence (consente di dominare i processi che permettono alle piattaforme online di imparare    dalle preferenze degli utenti per migliorare la loro esperienza)
Euristica (problem solving basato sull’esperienza)

L’inghilterra e gli Stati Uniti stanno prendendo molto sul serio l’importanza del coding come materia scolastica. In Gran Bretagna, dal prossimo mese di Settembre 2014, sarà implementata la sua adozione come tale per tutti i livelli di istruzione. Allo stesso modo, negli U.S.A Tony Cardenas ha avanzato una proposta di legge che, se venisse approvata, metterà la codificazione alla stessa stregua di una lingua straniera, con la possibilità concreta di essere insegnata sin dalla scuola materna.

Ma ecco l’infografica completa pubblicata da Edudemic:

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E voi, conoscete le nozioni base di programmazione? La introdurreste come materia nelle scuole dell’obbligo italiane? Fateci avere la vostra opinione nei commenti!

Best of TED: 10 talks che ogni insegnante dovrebbe conoscere

11 Apr

Il TED (Technology Entertainment Design) è uno degli eventi più noti e prestigiosi nel campo della comunicazione a 360 gradi. Organizzato a scadenza annuale in territorio americano, si basa sulla filosofia dell’ “ideas worth spreading” (idee degne di essere diffuse) e per questo condivide online le migliori conferenze tenute da esperti nei settori più svariati. Partendo da un’idea del sito Innovation Excellence, abbiamo selezionato per voi 10 talks ospitati negli ultimi anni dal TED che riteniamo particolarmente stimolanti per chi si occupa a vario titolo di formazione. Se ve li siete persi, ecco un buon modo per rimediare!

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1. La manualità per insegnare il problem solving

Gever Tulley ha dimostrato come la creatività e le capacità di problem solving dei bambini possano essere sviluppate mediante la manualità: semplicemente fornendo loro adeguati materiali e linee guida saranno in grado di costruire barche, ponti e persino montagne russe. Vedere per credere!

2. Gli insegnanti hanno bisogno di un feedback

Bill Gates ha insistito sulla necessità di un feedback per diventare insegnanti migliori e conoscere i propri punti di forza. Nel farlo, ha applicato videocamere e tecnologia al campo dell’insegnamento, usando i video per condividere e promuovere un’istruzione più efficace.

3. L’insegnamento personalizzato come chiave per lo sviluppo dei talenti

Ken Robinson ha affrontato il passaggio chiave dalle scuole di stampo tradizionale all’insegnamento personalizzato, a suo avviso necessario a far fiorire i talenti individuali. Stimolante!

4. L’E-Learning universitario (anche) come Data Analytics

Daphne Koller ha esortato le maggiori Università a diffondere online, gratuitamente, i loro corsi più interessanti: farlo non significa semplicemente offrire un servizio, ma anche raccogliere dati sul modo in cui le persone studiano ed imparano, così da adeguare l’istruzione alle loro necessità.

5. Nuovi modelli di istruzione ispirati dalle zone più povere del mondo

Charles Leadbeater ha trovato nuovi ed efficaci modelli di istruzione in alcune tra le zone più povere del mondo, e li ha portati ad esempio di ciò che tutte le scuole dovrebbero offrire.

6. Reiventare l’istruzione attraverso i video

Salman Khan ha presentato la sua serie di educational videos denominati Khan Academy come un esempio dell’efficacia dell’impiego del mezzo per finalità educative. Tra i consigli dati da Khan agli altri insegnanti ci sono l’impiego di esercizi interattivi e il capovolgimento delle attività tradizionali: le video-lezioni potrebbero essere assegnate agli alunni come compito per casa e i compiti per casa svolti in classe, con la possibilità di chiedere aiuto all’insegnante stesso.

7. I vantaggi dell’Open-Source nell’istruzione

Richard Baraniuk sottolinea i benefici di un sistema open-source per gli educatori, soffermandosi sull’aggiornamento derivato dall’informazione condivisa online, che può fornire supporto e integrazione ai libri di testo mediante materiale più attuale e rilevante.

8. Devices innovativi per l’istruzione

David Merril ha presentato le sue Siftables, mattonelle computerizzate che si possono accatastare, mescolare e unire in una sola mano. Tra le loro funzioni c’è lo svolgimento di calcoli matematici, la riproduzione di musica e persino la comunicazione con altri Siftables. Uno strumento innovativo con un vasto range di applicazioni potenziali nel mondo dell’educazione.

9. Trasformare la spazzatura in giocattoli educativi

Arvind Gupta ha condiviso alcuni modi semplici ma funzionali per trasformare la spazzatura in giocattoli ben costruiti che possano aiutare i bambini ad apprendere in modo divertente alcune nozioni base di scienza e design. Ecologico ed innovativo!

10. Il gioco come stimolo all’apprendimento nei ragazzi

Allison Carr Chellman dimostra come il gioco possa servire a motivare ed incentivare l’apprendimento dei ragazzi di sesso maschile tra i 3 e i 13 anni, tendenzialmente meno inclini all’applicazione scolastica.

Cosa pensate di questi talks? Ne avete ascoltati altri che vi sembrano particolarmente stimolanti nel campo dell’istruzione e volete condividerli? Lasciateci le vostre riflessioni nei commenti!

Sul lavoro, la personalità conta più delle competenze [STUDIO]

4 Apr

Ci siamo abituati a concepire il curriculum vitae come un lungo elenco di competenze tecniche ed esperienze professionali. Quello che forse non sapevamo è che è invece il nostro carattere a determinare se verremo assunti. A dirlo è uno studio recentemente pubblicato da Hyper Island, impresa specializzata in Digital Education. “Tomorrow’s Most Wanted” è il nome dato alla ricerca, che nell’arco di tre mesi ha coinvolto più di 500 leader e dipendenti in aziende che operano in settori molteplici quali comunicazione, tecnologia, retail e business development.

Ne è emerso che, in vista di un futuro impiego, i datori di lavoro tendono a valutare di più la personalità dei candidati che le loro specifiche abilità. Per il 78% degli intervistati un adeguato mix di caratteristiche caratteriali è addirittura la qualità più desiderabile in un impiegato, mentre al secondo posto troviamo ilcultural alignment, ovvero la capacità di prendere decisioni sulla base dei valori condivisi dall’azienda.

Nello specifico, i tratti della personalità più richiesti sul lavoro risultano essere:

– Motivazione
Creatività
Apertura mentale

I dati raccolti da Hyper Island in un'infografica

I dati raccolti da Hyper Island in un’infografica

Secondo Johanna Frelin, CEO di Hyper Island, questi risultati sono facilmente motivabili con la rapidità dell’evoluzione tecnologica. Il continuo mutare dei dispositivi e degli approcci tecnologici porta a rendere molto presto obsolete competenze specifiche in materia. Invece, modo di lavorare, self-leadership e capacità di creare un team rendono un individuo impiegabile a lungo termine. Per questo è auspicabile, per usare parole della Frelin, “una personalità curiosa e che possa imparare, disimparare e re-imparare a seconda dei nuovi ambienti e delle nuove realtà”.

Resta evidente che la preparazione specifica è comunque valutata e necessaria. In tal senso, le abilità più richieste in vista del futuro professionale sono creative tecnology, programmazione e analisi dei dati.

E voi, vi ritrovate nei profili più richiesti dal mondo del lavoro? Cosa pensate dei risultati di questo studio? Raccontatecelo nei commenti!