Archive | giugno, 2014

11 hashtag sull’istruzione da seguire su Twitter

27 Giu

A qualunque argomento siate interessati, Twitter è uno dei mezzi più efficaci per contattare gli esperti e mantenersi aggiornati sulle ultime novità. La chiave sta nel conoscere gli hashtag giusti da seguire, ed è per questo che abbiamo voluto proporvi una lista ragionata di quelli più usati da insegnanti, studenti ed esperti nell’educazione di tutto il mondo. Tecnologie, tendenze, statistiche e metodi di istruzione innovativi saranno a vostra disposizione in ogni momento della giornata, pronti a svelarvi tutti i segreti della scuola… in 140 caratteri per volta!

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1. #edtech 

Definito un Must-follow per chiunque si interessi a vario titolo di istruzione secondaria, raggruppa tips, risorse e aggiornamenti sulle ultime tecnologie applicate all’uso scolastico, condivise da alcuni tra i maggiori esperti del settore.

2. #profdev 

Permette di entrare in contatto con professori di tutto il mondo per discutere di pedagogia e metodi di insegnamento.

3. #edapp

Usando questo hashtag potrete condividere con studenti ed insegnanti consigli, segnalazioni ed opinioni in merito alle ultime app educative lanciate sul mercato.

4. #mobilelearning 

Web is mobile… e pure la scuola! Un hashtag per mantenersi informati sull’uso del cellulare legato all’istruzione.

5. #highered 

Uno degli hashtag più popolari per quanto riguarda l’istruzione scolastica superiore, raccoglie informazioni e dibattiti interessanti sull’argomento.

6. #moodle 

Un ottimo modo per rimanere aggiornati sul modo in cui insegnanti di ogni nazionalità utilizzino la piattaforma open source di e-learning in classe.

7. #edsocialmedia 

Il ruolo dei social media nell’istruzione analizzato e discusso su Twitter.

8. #onlinelearning 

Grazie a questo hashtag sarete sempre informati su tutti i corsi disponibili online: chissà che non riusciate ad seguire il corso di qualche prestigiosa università americana standovene comodamente seduti sul divano di casa!

9. #mooc 

Qui troverete un vasto campionario dei modi in cui gli enti scolastici beneficiano dell’e-learning attraverso i cosiddetti “Massive Open Online Courses”

10. #edu 

Il più generale, ma non per questo il meno interessante: ogni giorno vi troverete innumerevoli tweet con interessanti statistiche e news di carattere generale sulla scuola.

11. #higheredchat

Usando quest’hashtag potrete mettervi in contatto con leader nel settore per discutere notizie legate all’istruzione.

Men are silhouetted against a video screen with an Twitter logo as he poses with an Samsung S4 smartphone in this photo illustration taken in the central Bosnian town of Zenica

Avete scoperto qualche altro hashtag interessante su educazione e formazione? Segnalatecelo nei commenti: professori ed alunni  ve ne saranno grati!

Maturità 2014: il ripasso si fa social

20 Giu

Incetta di Bignami, appunti presi in prestito dall’amico secchione, studio collettivo a casa della compagna di banco: siamo abituati a concepirli come scenari classici del periodo pre-esami di Maturità, eppure sono tutti superati. Nell’era del mobile e del web 2.0, l’ultimo ripasso si fa rigorosamente sui social. A dimostrarlo è un sondaggio del popolare portale skuola.net che ha coinvolto 2200 maturandi italiani con quesiti sulle loro metodologie e abitudini di studio.

I risultati che ne sono emersi evidenziano che un ragazzo su tre utilizza abitualmente Skype, chat e gruppi Facebook per ripetere con i compagni prima delle prove. Frequente anche il ricorso alla condivisione online di documenti, che tutti possono correggere ed integrare.

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In caso di dubbi dell’ultimo minuto, per 3 maturandi su 5 la risposta sta nello smartphone. Il 68% di loro, in casi simili, dichiara di ricorrere ad una domanda su Whatsapp; Il 27% telefona ad un amico e soltanto il 5% afferma di recarsi direttamente a casa sua.

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Il cellulare è anche il mezzo preferito dagli studenti per chiedere chiarimenti o informazioni ai docenti. Un ragazzo su tre utilizza l’e-mail o il messaggio privato su Facebook per contattare il proprio insegnante, mentre è soltanto il 13% a ricorrere ad una telefonata nel suo ufficio.

Il 70% dei maturandi dichiara di avvalersi di pc, tablet e smartphone per ripassare prima degli esami, preferendoli decisamente ai vecchi e polverosi libri. Per non parlare delle ricerche! Tesine ed approfondimenti ormai da un pezzo non avvengono più su vocabolari, enciclopedie e manuali presi in biblioteca: la soluzione, per il 90% dei ragazzi, è sempre e comunque su Google.

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E voi, come vi preparate o preparavate agli esami? Siete favorevoli all’utilizzo dei social per il ripasso dell’ultimo minuto o ritenete più efficaci i mezzi tradizionali? Diteci la vostra nei commenti!

 

30 weeks: la nuova scuola di design sperimentale supportata da Google

13 Giu

Sull’onda del successo di Apple, sono sempre più le aziende che riconoscono il ruolo cruciale del design nel rendere appetibili (e, quindi, vendibili) i loro prodotti. Ciò nonostante, sono ancora poche quelle che mettono dei designer alla loro guida. Con questo guadro ben in mente, e una ferma volontà di cambiare le cose, è nata 30 weeks: scuola sperimentale di design fondata a New York da un team di eccezione. A comporlo sono quattro tra i più prestigiosi istituti educativi nel settore (Parsons, Pratt, School of Visual Arts e The Cooper Union), la compagnia specializzata in istruzione Hyper Island, e Google.

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Unendo risorse e conoscenze, questi collossi si sono uniti per creare quello che si presenta come un incrocio tra una scuola tradizionale ed un incubatore aziendale per startup. Aprirà i battenti il prossimo mese di Settembre in uno spazio di coworking a Dumbo, Brooklyn, per 20 studenti il cui unico requisito è essere designer dai 18 anni in su e avere un’idea per un nuovo prodotto da sviluppare.

Il programma accademico di 30weeks é stato progettato da Hyper Island con il sostegno degli istituti di design sopra menzionati. Comprende corsi intensivi di business, ingenieria e progettazione di prodotti, con l’aggiunta di workshop tenuti in occasioni puntuali da una serie di affermati designer, ingenieri, CEO e venture capitalists che metteranno a disposizione degli studenti il loro bagaglio di esperienze apprese sul campo. L’obiettivo è quello di offrire un percorso scolastico molto più vicino al mondo lavorativo di quanto lo sia studiare la teoria negli edifici di un campus universitario tradizionale. Per questo, sin dal primo momento, i designer saranno chiamati a concentrarsi sui loro prodotti, ideandoli, vagliandoli e ripetendo il processo da capo fino a raggiungere l’eccellenza. Inoltre, verranno costantemente stimolati dal contatto con diversi tipi di audience, possibili investitori, e professionisti attivi a vario titolo nel mondo dell’industria.

La durata di 30 settimane, che dà il nome al progetto, é stata scelta in quanto via di mezzo tra quella delle normali scuole di design (da uno a quattro anni, in media) e quella degli incubatori aziendali (in genere pari a soli tre mesi, negli Stati Uniti). Si stima che il tempo sia necessario a consentire agli studenti di lavorare rapidamente ai loro prodotti e al contempo attuare quella sorta di “scoperta di sé” che già caratterizza le scuole canoniche e che in questo caso sarà incentivata dall’ apprendimento e dal confronto con chi ha giá una carriera avviata nel settore.

Il costo per accedere al progetto 30weeks, bisogna specificarlo, è pari ai 10.000 dollari. Tuttavia, se i programmi di incubazione aziendale, nonostante l’accesso gratuito, obbligano a consegnare una buona fetta della proprietà intellettuale all’impresa, qui si garantisce che il 100% dei diritti sulle idee e sui prodotti realizzati resteranno ai singoli studenti. In tal modo, questi potranno far rientrare il denaro investito e costruirsi una carriera basata sulle loro stesse intuizioni.

30Weeks, specificano inoltre i fondatori, non è stata pensata per sostituirsi alle scuole tradizionali, ma al contrario può tranquillamente affiancarle. Per la prima ondata di studenti ci si aspetta un’affluenza molto variegata in grado di spaziare dai neo-diplomati ai laureati: l’unico punto in comune sarà la volontà di dedicarsi al design e la tenacia degli aspiranti imprenditori.

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E voi, cosa pensate di 30weeks? Ritenete che un programma sperimentale di questo tipo potrebbe avere successo anche in Italia? Ne conoscete altri a votro avviso più efficaci? Raccontatecelo nei commenti!

 

 

Art Stories: l’app che racconta l’arte italiana ai bambini

6 Giu

Come far innamorare i più piccoli dell’arte? Semplice, usando la tecnologia! L’idea, al 100% Made In Italy, arriva da Giovanna Hirsch, esperta di politiche sociali e territoriali, e Federica Pascotto, attiva nel campo dell’educazione e didattica museale. Assieme, le due hanno sviluppato ArtStories, una nuova app per tablet e smartphone IOS pensata per i bambini dai 3 ai 10 anni di età.

Un'immagine della app ArtStories dedicata alla scoperta del Castello Sforzesco di Milano

Un’immagine della app ArtStories dedicata alla scoperta del Castello Sforzesco di Milano

L’obiettivo è quello di accompagnare i ragazzi di età scolare e pre-scolare a scoprire la storia e i segreti del nostro territorio. Per farlo, ArtStories si avvale di illustrazioni originali, animazioni, giochi e storie avvincenti disponibili nella duplice versione italiana e inglese. Il progetto, che arriverà a comprendere sia le principali città italiane che i centri minori, è partito con la versione dedicata al Castello Sforzesco di Milano, dove sono i protagonisti stessi, come gli Sforza o Leonardo Da Vinci, a raccontare dal loro punto di vista, come se si trattasse di una favola, gli avvenimenti e le vicende storiche vissute in uno dei luoghi simbolo della città lombarda.

Il progetto ha coinvolto una rete di professionisti con competenze tecniche, artistiche e creative distribuiti in tutta l’Italia e non solo. Alla base della sua ideazione c’è senz’altro il beneficio delle famiglie, ma anche la volontà di fornire un nuovo strumento didattico da utilizzare nelle scuole dell’infanzia e primarie. In esso, il territorio diventa un elemento attivo nell’educazione dei più piccoli al bello e al piacere della scoperta, promuovendo anche un nuovo tipo di turismo culturale più attento alle esigenze dei bambini.

Uno screen shot della app Art Stories dedicata alla scoperta del Castello Sforzesco di Milano

Uno screen shot della app Art Stories dedicata alla scoperta del Castello Sforzesco di Milano

E voi, avete già provato  ArtStories? Raccontateci nei commenti cosa ne pensate!