Archivio | settembre, 2014

Il primo giorno di scuola su Instagram

26 Set

Il rientro dalle vacanze non è mai stato così faticoso, almeno su Instagram. Noi di Forma abbiamo analizzato più di 1500 foto condivise sulla app di photo sharing, per individuare tag, trend e mood più diffusi in relazione al ritorno tra i banchi di scuola. Ecco, a seguire, cosa abbiamo scoperto. NB: trovate la nostra analisi anche su Web Women Want, il blog di  The Vortex su D di Repubblica!

Female student texting

GLI HASHTAG

I tag più utilizzati (#primogiornodiscuolaandato, finito, superato, passato) non lasciano equivoci in merito al mood generale, denotando un’attenzione tutt’altro che (pro)positiva verso l’inizio dell’anno scolastico.

GLI USER (MAMME VS. STUDENTI)

Il segmento mamme per questa volta non ha spopolato sul social network: contrariamente alle aspettative, hanno deciso di immortalare i loro pargoli al primo giorno solo un 20% contro l’80% delle foto condivise dagli ormai più che advanced users delle medie e superiori in cerca dello scatto perfetto.

I TREND E I MOOD

L’emozione prevalente, analizzando 1500 foto con tag #primogiornodiscuola, risulta essere quella della celebrazione di valori universali: l’istruzione diventa un motivo per ritrovare vecchi amici, e così il segmento delle teenager spopola con selfie a tema amicizia e amore, spesso con la compagna di banco e di avventure.

Al secondo posto troviamo la scelta dell’outfit: il selfie strategico davanti allo specchio in cui nel 100% dei casi non vediamo traccia di zaini o libri ma di oggetti “imprescindibili” quali iphone, auricolari, smalti, rossetti e specchi da borsetta.
Solo una piccola percentuale (5%) ostenta una faccia propositiva e a tutto campo con un selfie classico direttamente dall’aula. Interessante anche il luogo scelto per la prima foto dell’anno scolastico: sempre meno real time dai banchi, e sempre più foto “ex-post”, ovvero a fine giornata, il più lontano possibile dalle strutture.

Non tutti hanno deciso di immortalarsi con un autoscatto. Un 25% di foto non sono Selfie ma sono ripartite tra quotes ironiche a tema vacanze e non-studio, momenti di vita scolastica (lavagna, diari, quaderni con valutazioni più o meno positive) e primi piani della sveglia che trasforma le ore piccole estive in una “chiamata alle armi”.

Un trend che inizia ad affermarsi è quello dell’amarcord, ovvero il before and after: il primo giorno di scuola sembra sia anche il momento per affrontare alcuni bilanci con la propria vita, e così più di un utente ripropone la sua versione ’90s accompagnata dalla foto del giorno, spesso cercando di ricreare la posa e l’espressione della prima.

IL LOOK

Per quanto riguarda il look, la scelta per le instagramers alle prese con i banchi di scuola è ricaduta sull’intramontabile jeans, con stivaletto basso o gym zeppata. Il capello è rigorosamente sciolto con una riga di lato, e non stirato, esattamente il contrario del nostro imperativo genitoriale “raccogliti i capelli e tieniti in ordine se devi andare a scuola!”..altrimenti come verrebbe fuori la self duck dal primo banco?

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Raccontateci come avete vissuto il primo giorno di scuola in Rete: i commenti sono tutti per voi!  

StudyRoom: la app student-oriented per creare gruppi di studio online

19 Set

Noi di Forma siamo sempre attenti alle novità che uniscono in modo efficace tecnologia ed istruzione. Per questo, ci siamo documentati sui progetti presentati lo scorso 7 Settembre al Tech Crunch Disrupt Hackathon di San Francisco, e ci teniamo a condividere con voi alcuni tra i più interessanti e innovativi.

Uno di essi è senza dubbio StudyRoom,  piattaforma che trasferisce su web il concetto di “gruppo di studio” con l’obiettivo di migliorare l’esperienza di apprendimento degli studenti mediante uno scambio continuo di chiarimenti e nozioni.

Ad Emerson Malca, CEO e co-fondatore del progetto, l’idea è venuta dopo che un amico gli ha chiesto aiuto con i compiti di fisica, rivolgendosi a lui perchè non aveva i numeri di telefono dei suoi compagni di classe. “E’ stato uno shock constatare che la generazione più social e più connessa non è in grado di mettersi in contatto con le persone che vede ogni giorno”, ed è per questo che StudyRoom mira a cambiare le cose.

I fondatori di StudyRoom al Tech Crunch Disrupt Hackathon di San Francisco

I fondatori di StudyRoom al Tech Crunch Disrupt Hackathon di San Francisco

Il portale, strutturato come una sorta di Facebook per studenti, permette ai ragazzi di unirsi alla pagina della loro classe, dove i compagni condividono appunti sulle letture in programma, domande sui compiti per casa, materiale per approfondimenti e aiuti agli esercizi, formano gruppi di studio e si aiutano a vicenda.

Oltre alla pagina della classe c’è anche una pagina della scuola di riferimento, che si configura come una sorta di news feed dove vengono pubblicate le attività relative all’istituto, come eventi, attività sociali, domende degli studenti in merito ai professori, etc.

La differenza tra StudyRoom ed altre piattaforme simili risiede principalmente nel suo essere focalizzata sugli studenti: gli insegnanti non ne sono esclusi, ma non ne sono né protagonisti né destinatari.

 

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Tra le feature da evidenziare c’è la possibilità di rivolgere ai compagni domande in modo anonimo, pensata per chi si imbarazza ad ammettere pubblicamente di non aver capito un determinato argomento o è troppo timido per intervenire ed esporre i propri dubbi durante le lezioni. Inoltre, per gli allievi che avessero bisogno di un aiuto personalizzato, StudyRoom mette a disposizione un servizio di Online Tutoring a pagamento.

Il progetto è stato inizialmente testato in sei università americane e da Gennaio 2014 è una realtà per 100 scuole del Paese. L’obiettivo, dopo la presentazione ufficiale, è ora quello di raggiungere più di 40.000 studenti nei soli Stati Uniti.

E voi, conoscete qualche nuova app o piattaforma web-based focalizzata sul mondo della formazione e volete segnalarcela? Contattateci nei commenti!

 

StudySpots: il website che ti dice dove studiare

12 Set

Studiare può essere più stimolante, se lo fai nella giusta cornice. È uno dei principi chiave di StudySpots, innovativo website presentato lo scorso 7 Settembre al TechCrunch Disrupt Hackathon di S. Francisco: basandosi su tempo atmosferico, vicinanza geografica e stato d’animo del momento, fornisce agli utenti una lista di location in cui recarsi, per rendere al massimo sui libri.

A realizzarlo è stato un team di cinque giovani donne dell’organizzazione no-profit  Girls Who Code. Ad ispirarle, uno studio che ha dimostrato che variare i luoghi di studio rende più produttivi, in quanto il cervello applica automaticamente delle associazioni tra le informazioni acquisite e le sensazioni provate negli ambienti in cui si trova.

Il funzionamento di StudySpots è facile ed intuitivo. Il primo step consiste nell’inserire il codice postale della località d’interesse, che il sito utilizzerà non solo per individuare le location più vicine, ma anche per rilevare il tempo atmosferico ed effettuare, in base ad esso, una prima selezione tra spazi al chiuso e spazi all’aperto. Poi, all’utente verrà chiesto di selezionare il mood del momento tra due possibili opzioni: concentrato e pronto al lavoro oppure svogliato e incline a procastinare (e quindi bisognoso di meno possibilità di distrazione).

Basandosi su questi fattori, StudySpots fornirà quindi un elenco di possibili destinazioni in cui andare a preparare il prossimo esame. Tra essi ci sono biblioteche, parchi e caffetterie.

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E voi, usereste il web per trovare il luogo perfetto in cui studiare? Conoscete una app che svolga una funzione simile anche sul territorio italiano ? Raccontatecelo nei commenti!

Quello che gli insegnanti possono imparare dai programmatori

5 Set

Se pensate che insegnanti e programmatori di software non abbiano niente in comune, noi siamo qui per farvi ricredere! Secondo edsurge.com, popolare website dedicato al mondo dell’edtech, l’applicazione di alcune routine professionali del settore informatico potrebbe rendere visibilmente più efficace l’attività di allievi e docenti tra i banchi di scuola.

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In concreto, parliamo del cosiddetto  “scrum”: framework di sviluppo che i software engineers usano per realizzare in breve tempo prodotti dai più semplici ai più complessi. Alla base della sua gestione ci sono due tipologie chiave di meeting: gli sprint (che si tengono ogni 1/3 settimane) e gli “stand up”, giornalieri. Durante gli sprint si stabiliscono gli obiettivi a lungo termine, il cui raggiungimento o mancato compimento sarà constatato all’appuntamento successivo, con una discussione sui risultati ottenuti e le strategie da modificare.

Gli stand up sono, invece, brief giornalieri di 10/15 minuti ciascuno che servono a tenersi aggiornati sui progressi tra uno sprint e l’altro. Seguono un protocollo fisso, in quanto ogni membro del team è chiamato a condividere tre cose:

1) Azioni fatte ieri
2) Azioni da compiere oggi
3) Ostacoli incontrati nella realizzazione delle azioni

Il processo "scrum" illustrato schematicamente

Il processo scrum illustrato in modo schematico

Applicare quest’approccio garantisce comunicazione costante, focus sui risultati, real- time problem solving e collaborazione reciproca. Ad ogni stand up, infatti, i membri del team condividono le difficoltà che si frappongono tra loro e il raggiungimento degli obiettivi (quelle che i programmatori di software chiamano blockers) in modo che il resto del gruppo possa avanzare consigli o possibili soluzioni.

A livello scolastico, un sistema simile allo scrum può essere adottato con profitto sia dagli insegnanti che dagli studenti.

I primi possono applicarlo in classe: utilizzare sprint e stand up può essere un modo di approcciarsi ai progetti e programmi curriculari aiutando gli allievi a visualizzare i progressi e riflettere su di essi, con un surplus motivazionale. Allo stesso modo, il sistema può essere utilizzato con i colleghi, così da essere in grado di coordinare le attività svolte per un sistema educativo nel complesso più strutturato e multidisciplinare.

Gli studenti, invece, possono pensare all’utilizzo di riunioni a lungo termine e brevi aggiornamenti quotidiani per l’organizzazione di attività quali assemblee di classe, attività sportive, gruppi di studio e lavori o presentazioni di gruppo.

La discussione, inoltre, può anche essere applicata al mondo del web: i meeting fisici possono essere sostituiti o corroborati dalla condivisione di riflessioni, obiettivi, ostacoli e soluzioni su spazi online quali blog, google docs, twitter, etc.

E voi, come gestite o gestireste le attività di gruppo a scuola? Raccontatecelo nei commenti!