Da Spotify, la musica per dare il massimo a scuola

10 Ott

Che la musica giusta aiuti a studiare meglio è un dato di fatto. A provarlo ci sono ricerche scientifiche. A metterlo in pratica, perfino qualche app. Anche Spotify, il collosso della musica in streaming, ha voluto aiutare gli studenti con una playlist in grado di aumentarne la produttività. Per realizzarla, la piattaforma si è avvalsa della collaborazione di Emma Kenny, psicologa esperta in salute e benessere dell’infanzia e dell’adolescenza con 18 anni di esperienza nel settore. La sua consulenza ha consentito di estrapolare, tra i 100 brani più ascoltati su Spotify, quelli in grado di mettere gli studenti nel giusto stato mentale in ogni momento della giornata scolastica. Non durante lo studio, quindi, ma nelle pause ricreative che già molti ragazzi occupano con l’ascolto di musica sui loro smartphone. Le scelte si sono basate su ritmi, testi ed impatto emotivo dei brani, che sono stati elencati secondo un criterio cronologico adatto alla routine scolastica. Ma vediamo, in concreto, cosa dovrebbero ascoltare e perchè.

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Prima di andare a scuola

I brani migliori per prepararsi ad affrontare una giornata tra i banchi sono quelli movimentati, con un ritmo uguale o superiore agli ottanta battiti al minuto. Canzoni come Happy di Pharrell Williams o Sing di Ed Sheeran sono, secondo Emma Kenny, ottime opzioni per migliorare l’umore e predisporre la mente all’apprendimento con un atteggiamento positivo.

Intervallo

La playlist di Spotify propone canzoni pop come Lividup di Disclosure o Money On My Mind di Sam Smith per mantenere uno stato d’animo positivo durante la pausa tra le lezioni. Grazie a brani di questo tipo gli studenti più soggetti a stress riescono a rilassarsi mentre la funzione cognitiva risulta genericamente migliorata.

Pranzo

Ascoltare musica rilassante e con cadenza regolare ha l’effetto dimostrato di sciogliere la tensione e modificare l’attività delle onde cerebrali, aumentando la produzione di serotonina ed energia emotiva con benefici simili a quelli prodotti dalla meditazione: l’ideale per svagarsi durante la pausa pranzo. Tra le hit più ascoltate su Spotify, sono state scelte per questo momento della giornata Safe and Sound dei Capital Cities e Revolution 909 dei Daft Punk.

Intervallo pomeridiano

Gli studenti che si trovino a dover affrontare anche lezioni pomeridiane, possono mantenersi energici e concentrati grazie a melodie più ritmate, in grado di preservare la produttività nonostante l’alto numero di ore di studio. Una tecnica che può funzionare anche in ambiente lavorativo! Tra i brani consigliati da Emma Kenny ci sono What I might do di Ben Pearce e Lightning Bolt di Jake Bugg.

Sera

Il sonno è importante ai fini dell’apprendimento ed è stato dimostrato che la musica è in grado di migliorarne la qualità, riducendo ansia e stress. Per questa fase della giornata sono consigliati, quindi, ritmi tra i 50 e gli 80 battiti al minuto, il cui effetto calmante mette il cervello in condizione di ricordare ed imparare nozioni nuove. All Of Me di John Legend e I forget where we were di Ben Howard sono, in questo caso, ottime opzioni.

Per studenti demotivati

Capita a tutti di sentirsi abbattuti e demoralizzati di fronte ad un elevato carico di studi o ad una materia particolarmente ostile. In questi casi, la musica classica e confortante, tra i 60 e i 70 battiti al minuto, può influenzare le nostre emozioni e risollevarci il morale. Consigliato, quindi, l’ascolto di Ludovico Einaudi.

Ecco, a seguire, la playlist completa proposta da Spotify per un maggior rendimento:

 E voi, cosa ascoltate a scuola o sull’ambiente di lavoro? Condividete con noi le playlist che più vi rendono produttivi! 

EdPuzzle: il tool per trasformare i video in lezioni

3 Ott

Ci è già capitato di accennare, in passato, alla diffusione del video come mezzo per l’insegnamento. Se avete intenzione di abbracciare il trend, oggi vi presentiamo una piattaforma web-based che vi consentirà di sfruttarne al massimo le potenzialità. Si tratta di EdPuzzle, tool gratuito dal funzionamento intuitivo grazie a cui potrete trasformare qualsiasi filmato nella lezione che avevate in mente.

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Il sito supporta un sistema di ricerca interno che rende facilmente rintracciabile un video già postato online su una vasta gamma di canali, tra cui youtube, vimeo, Teacher Tube, National Geographic o TED. In alternativa, l’utente ne può caricare uno personale. In entrambi i casi, uno strumento di editing permette di estrapolare dai filmati soltanto le parti desiderate.

Il vero punto di forza di EdPuzzle, però, sta nella sua capacità di rendere realmente attiva ed efficace la visione da parte degli studenti: si possono infatti integrare dei quiz all’interno dei video creati, così da renderli interattivi ed esortare gli alunni a rispondere a domande sui contenuti che stanno seguendo, verificandone la comprensione in tempo reale.

Uno screen shot da EdPuzzle

Uno screen shot da EdPuzzle

Gli insegnanti hanno inoltre a disposizione dati analitici molto completi grazie ai quali sapranno immediatamente quali tra gli studenti hanno effettivamente guardato il video e, grazie ai risultati dei quiz, quanto è stato loro utile a livello di nozioni apprese.

I progressi degli studenti, facilmente monitorabili grazie agli analytics di EdPuzzle

I progressi degli studenti, facilmente monitorabili grazie agli analytics di EdPuzzle

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Un ulteriore aspetto positivo è la possibilità, per il docente, di aggiungere una registrazione audio al video, così da commentare ed evidenziare alcune scene come farebbe se si trovasse in classe. I filmati sono anche facilmente embeddabili su altri siti web.

Le video-lessons create con EdPuzzle non aspirano a sostituire le lezioni tradizionali, ma offrono certamente un valido complemento di cui avvalersi sia tra i banchi di scuola che per gli approfondimenti a casa.

E voi, avete già provato EdPuzzle? In cosa l’avete trovato utile e in cosa, invece, vi ha convinto meno? Raccontateci le vostre opinioni nei commenti!

Il primo giorno di scuola su Instagram

26 Set

Il rientro dalle vacanze non è mai stato così faticoso, almeno su Instagram. Noi di Forma abbiamo analizzato più di 1500 foto condivise sulla app di photo sharing, per individuare tag, trend e mood più diffusi in relazione al ritorno tra i banchi di scuola. Ecco, a seguire, cosa abbiamo scoperto. NB: trovate la nostra analisi anche su Web Women Want, il blog di  The Vortex su D di Repubblica!

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GLI HASHTAG

I tag più utilizzati (#primogiornodiscuolaandato, finito, superato, passato) non lasciano equivoci in merito al mood generale, denotando un’attenzione tutt’altro che (pro)positiva verso l’inizio dell’anno scolastico.

GLI USER (MAMME VS. STUDENTI)

Il segmento mamme per questa volta non ha spopolato sul social network: contrariamente alle aspettative, hanno deciso di immortalare i loro pargoli al primo giorno solo un 20% contro l’80% delle foto condivise dagli ormai più che advanced users delle medie e superiori in cerca dello scatto perfetto.

I TREND E I MOOD

L’emozione prevalente, analizzando 1500 foto con tag #primogiornodiscuola, risulta essere quella della celebrazione di valori universali: l’istruzione diventa un motivo per ritrovare vecchi amici, e così il segmento delle teenager spopola con selfie a tema amicizia e amore, spesso con la compagna di banco e di avventure.

Al secondo posto troviamo la scelta dell’outfit: il selfie strategico davanti allo specchio in cui nel 100% dei casi non vediamo traccia di zaini o libri ma di oggetti “imprescindibili” quali iphone, auricolari, smalti, rossetti e specchi da borsetta.
Solo una piccola percentuale (5%) ostenta una faccia propositiva e a tutto campo con un selfie classico direttamente dall’aula. Interessante anche il luogo scelto per la prima foto dell’anno scolastico: sempre meno real time dai banchi, e sempre più foto “ex-post”, ovvero a fine giornata, il più lontano possibile dalle strutture.

Non tutti hanno deciso di immortalarsi con un autoscatto. Un 25% di foto non sono Selfie ma sono ripartite tra quotes ironiche a tema vacanze e non-studio, momenti di vita scolastica (lavagna, diari, quaderni con valutazioni più o meno positive) e primi piani della sveglia che trasforma le ore piccole estive in una “chiamata alle armi”.

Un trend che inizia ad affermarsi è quello dell’amarcord, ovvero il before and after: il primo giorno di scuola sembra sia anche il momento per affrontare alcuni bilanci con la propria vita, e così più di un utente ripropone la sua versione ’90s accompagnata dalla foto del giorno, spesso cercando di ricreare la posa e l’espressione della prima.

IL LOOK

Per quanto riguarda il look, la scelta per le instagramers alle prese con i banchi di scuola è ricaduta sull’intramontabile jeans, con stivaletto basso o gym zeppata. Il capello è rigorosamente sciolto con una riga di lato, e non stirato, esattamente il contrario del nostro imperativo genitoriale “raccogliti i capelli e tieniti in ordine se devi andare a scuola!”..altrimenti come verrebbe fuori la self duck dal primo banco?

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Raccontateci come avete vissuto il primo giorno di scuola in Rete: i commenti sono tutti per voi!  

StudyRoom: la app student-oriented per creare gruppi di studio online

19 Set

Noi di Forma siamo sempre attenti alle novità che uniscono in modo efficace tecnologia ed istruzione. Per questo, ci siamo documentati sui progetti presentati lo scorso 7 Settembre al Tech Crunch Disrupt Hackathon di San Francisco, e ci teniamo a condividere con voi alcuni tra i più interessanti e innovativi.

Uno di essi è senza dubbio StudyRoom,  piattaforma che trasferisce su web il concetto di “gruppo di studio” con l’obiettivo di migliorare l’esperienza di apprendimento degli studenti mediante uno scambio continuo di chiarimenti e nozioni.

Ad Emerson Malca, CEO e co-fondatore del progetto, l’idea è venuta dopo che un amico gli ha chiesto aiuto con i compiti di fisica, rivolgendosi a lui perchè non aveva i numeri di telefono dei suoi compagni di classe. “E’ stato uno shock constatare che la generazione più social e più connessa non è in grado di mettersi in contatto con le persone che vede ogni giorno”, ed è per questo che StudyRoom mira a cambiare le cose.

I fondatori di StudyRoom al Tech Crunch Disrupt Hackathon di San Francisco

I fondatori di StudyRoom al Tech Crunch Disrupt Hackathon di San Francisco

Il portale, strutturato come una sorta di Facebook per studenti, permette ai ragazzi di unirsi alla pagina della loro classe, dove i compagni condividono appunti sulle letture in programma, domande sui compiti per casa, materiale per approfondimenti e aiuti agli esercizi, formano gruppi di studio e si aiutano a vicenda.

Oltre alla pagina della classe c’è anche una pagina della scuola di riferimento, che si configura come una sorta di news feed dove vengono pubblicate le attività relative all’istituto, come eventi, attività sociali, domende degli studenti in merito ai professori, etc.

La differenza tra StudyRoom ed altre piattaforme simili risiede principalmente nel suo essere focalizzata sugli studenti: gli insegnanti non ne sono esclusi, ma non ne sono né protagonisti né destinatari.

 

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Tra le feature da evidenziare c’è la possibilità di rivolgere ai compagni domande in modo anonimo, pensata per chi si imbarazza ad ammettere pubblicamente di non aver capito un determinato argomento o è troppo timido per intervenire ed esporre i propri dubbi durante le lezioni. Inoltre, per gli allievi che avessero bisogno di un aiuto personalizzato, StudyRoom mette a disposizione un servizio di Online Tutoring a pagamento.

Il progetto è stato inizialmente testato in sei università americane e da Gennaio 2014 è una realtà per 100 scuole del Paese. L’obiettivo, dopo la presentazione ufficiale, è ora quello di raggiungere più di 40.000 studenti nei soli Stati Uniti.

E voi, conoscete qualche nuova app o piattaforma web-based focalizzata sul mondo della formazione e volete segnalarcela? Contattateci nei commenti!

 

StudySpots: il website che ti dice dove studiare

12 Set

Studiare può essere più stimolante, se lo fai nella giusta cornice. È uno dei principi chiave di StudySpots, innovativo website presentato lo scorso 7 Settembre al TechCrunch Disrupt Hackathon di S. Francisco: basandosi su tempo atmosferico, vicinanza geografica e stato d’animo del momento, fornisce agli utenti una lista di location in cui recarsi, per rendere al massimo sui libri.

A realizzarlo è stato un team di cinque giovani donne dell’organizzazione no-profit  Girls Who Code. Ad ispirarle, uno studio che ha dimostrato che variare i luoghi di studio rende più produttivi, in quanto il cervello applica automaticamente delle associazioni tra le informazioni acquisite e le sensazioni provate negli ambienti in cui si trova.

Il funzionamento di StudySpots è facile ed intuitivo. Il primo step consiste nell’inserire il codice postale della località d’interesse, che il sito utilizzerà non solo per individuare le location più vicine, ma anche per rilevare il tempo atmosferico ed effettuare, in base ad esso, una prima selezione tra spazi al chiuso e spazi all’aperto. Poi, all’utente verrà chiesto di selezionare il mood del momento tra due possibili opzioni: concentrato e pronto al lavoro oppure svogliato e incline a procastinare (e quindi bisognoso di meno possibilità di distrazione).

Basandosi su questi fattori, StudySpots fornirà quindi un elenco di possibili destinazioni in cui andare a preparare il prossimo esame. Tra essi ci sono biblioteche, parchi e caffetterie.

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E voi, usereste il web per trovare il luogo perfetto in cui studiare? Conoscete una app che svolga una funzione simile anche sul territorio italiano ? Raccontatecelo nei commenti!

Quello che gli insegnanti possono imparare dai programmatori

5 Set

Se pensate che insegnanti e programmatori di software non abbiano niente in comune, noi siamo qui per farvi ricredere! Secondo edsurge.com, popolare website dedicato al mondo dell’edtech, l’applicazione di alcune routine professionali del settore informatico potrebbe rendere visibilmente più efficace l’attività di allievi e docenti tra i banchi di scuola.

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In concreto, parliamo del cosiddetto  “scrum”: framework di sviluppo che i software engineers usano per realizzare in breve tempo prodotti dai più semplici ai più complessi. Alla base della sua gestione ci sono due tipologie chiave di meeting: gli sprint (che si tengono ogni 1/3 settimane) e gli “stand up”, giornalieri. Durante gli sprint si stabiliscono gli obiettivi a lungo termine, il cui raggiungimento o mancato compimento sarà constatato all’appuntamento successivo, con una discussione sui risultati ottenuti e le strategie da modificare.

Gli stand up sono, invece, brief giornalieri di 10/15 minuti ciascuno che servono a tenersi aggiornati sui progressi tra uno sprint e l’altro. Seguono un protocollo fisso, in quanto ogni membro del team è chiamato a condividere tre cose:

1) Azioni fatte ieri
2) Azioni da compiere oggi
3) Ostacoli incontrati nella realizzazione delle azioni

Il processo "scrum" illustrato schematicamente

Il processo scrum illustrato in modo schematico

Applicare quest’approccio garantisce comunicazione costante, focus sui risultati, real- time problem solving e collaborazione reciproca. Ad ogni stand up, infatti, i membri del team condividono le difficoltà che si frappongono tra loro e il raggiungimento degli obiettivi (quelle che i programmatori di software chiamano blockers) in modo che il resto del gruppo possa avanzare consigli o possibili soluzioni.

A livello scolastico, un sistema simile allo scrum può essere adottato con profitto sia dagli insegnanti che dagli studenti.

I primi possono applicarlo in classe: utilizzare sprint e stand up può essere un modo di approcciarsi ai progetti e programmi curriculari aiutando gli allievi a visualizzare i progressi e riflettere su di essi, con un surplus motivazionale. Allo stesso modo, il sistema può essere utilizzato con i colleghi, così da essere in grado di coordinare le attività svolte per un sistema educativo nel complesso più strutturato e multidisciplinare.

Gli studenti, invece, possono pensare all’utilizzo di riunioni a lungo termine e brevi aggiornamenti quotidiani per l’organizzazione di attività quali assemblee di classe, attività sportive, gruppi di studio e lavori o presentazioni di gruppo.

La discussione, inoltre, può anche essere applicata al mondo del web: i meeting fisici possono essere sostituiti o corroborati dalla condivisione di riflessioni, obiettivi, ostacoli e soluzioni su spazi online quali blog, google docs, twitter, etc.

E voi, come gestite o gestireste le attività di gruppo a scuola? Raccontatecelo nei commenti!

L’amicizia sul lavoro rende più felici: ecco come ottenerla

29 Ago

È il momento di fare i conti con il ritorno alla routine lavorativa. Se la sola idea vi mette angoscia, forse è perchè non andate abbastanza d’accordo con i vostri colleghi. Uno studio effettuato da LinkedIn dimostra che la felicità personale dipende in gran parte dai buoni rapporti instaurati sul lavoro. A ritenerli fondamentali per il proprio benessere è il 46% di professionisti attivi in distinti settori, per cui le amicizie instaurate in ufficio risultano efficaci anche per aumentare produttività e motivazione. Persino condividere un feedback o chiedere consigli in vista di un miglioramento risulta più facile se il rapporto con il resto del team è solido e confidenziale.

Lo studio di LinkedIn, che ha coinvolto più di 11.500 professionisti in 14 Paesi del mondo, ha inoltre evidenziato che il rapporto professionale tra dipendenti e manager si sposta sul piano personale per il 28% dei cosiddetti millennials, giovani lavoratori tra i 18 e i 24 anni d’età che costituiscono 82 milioni della popolazione dei soli Stati Uniti d’america. Uno su tre ha dichiarato di essersi scambiato messaggi con il proprio capo fuori dal lavoro in merito ad argomenti non professionali. Più riluttanti a stringere amicizia con i loro superiori sono, invece, i Baby Boomers, dipendenti tra i 55 e i 65 anni d’età che l’hanno fatto soltanto per il 10%. Tra gli Stati più inclini a coltivare amicizie in ufficio ci sono l’India (dove un professionista su tre ha dichiarato di sentirsi più compreso dai colleghi che dal partner) e l’Indonesia, dove il 51% dei lavoratori si ritiene più affine ai vicini di scrivania che agli amici frequentati fuori dall’azienda.

Il blog del social network professionale più diffuso al mondo ha condiviso 3 tips per instaurare una buona relazione sul posto di lavoro ed aumentare così la felicità e produttività dello staff, che vi riportiamo a seguire:

1. Non limitare le conversazioni solo alle e-mail o alle riunioni formali: lo staff di Linkedin organizza i “walking meetings”, passeggiate all’aria aperta in cui discutere di affari e non. L’ambiente più informale e rilassato favorisce la creatività. Una buona idea da cui prendere ispirazione anche per le aziende italiane!

2. Mostra interesse per le vite personali dei tuoi colleghi o dipendenti: cerca di dedicare pochi minuti al giorno allo scambio personale con le persone con cui condividi lo spazio lavorativo. Chiedi informazioni sulle loro passioni e consigli sui temi in cui sono più esperti: ti servirà a conoscere meglio i tuoi colleghi. Inoltre, capire cosa li muova e li motivi fuori dall’ufficio potrebbe servirti anche per eventuali applicazioni sull’ambiente di lavoro.

3. Congratulati e condividi i successi, anche sui social network: presta attenzione a cosa fanno i tuoi colleghi sui social network e congratulati per i loro anniversari lavorativi, promozioni o successi personali, dimostrando interesse per le loro vite personali anche su forum e bacheche pubbliche.

 L’infografica dello studio “Relationships @ Work” di LinkedIn

E voi, che rapporto avete con i vostri colleghi e superiori? Raccontatecelo nei commenti!