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SuperTab: l’eroe che insegna il web ai bambini italiani

21 Nov

Questa settimana vogliamo segnalarvi un nuovo interessante progetto tutto Made in Italy: si chiama “Le Avventure di SuperTab,” e ha l’obiettivo di sviluppare una maggior consapevolezza tecnologica nei bambini delle scuole primarie. Leggeteci su Fractals.it! 

 

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Internet rende i bambini più intelligenti

25 Lug

La parola “Internet”, associata all’infanzia, assume quasi sempre connotati negativi. E se vi dicessimo che, invece, rende i bimbi più intelligenti? A diffondere e corroborare questo punto di vista anti-convenzionale c’è un’infografica del popolare website Edudemic, di cui abbiamo voluto sottoporvi i punti fondamentali.

Innanzitutto, la premessa: da uno studio di AVG, collosso dell’internet security, risulta che all’età di due anni il 90% dei bambini ha già una propria storia online ed entro i 5 anni il 50% di loro ha già maneggiato un tablet o altro dispositivo connesso al web. All’età di 7/8 anni, la gran maggioranza usa regolarmente i video games. Tutto ciò influirebbe sulle doti dei più piccoli ma non, come si pensa, in modo negativo.

Ad risultare stimolate dall’approccio alla Rete sono, infatti, capacità cognitive quali memoria , pensiero critico o comprensione, interesse nella lettura, capacità di scrittura e persino socialità. Ecco, in dettaglio, in che modo:

CAPACITA’ COGNITIVE

Memoria: Google sviluppa la memoria transitiva, un concetto elaborato circa una trentina di anni fa per cui le persone si dividono lo sforzo di ricordare certi tipi di informazioni comuni, così da non duplicarle nei loro cervelli. Internet ci consente di avere accesso immediato a tutte quelle nozioni che, nella nostra mente, sono incomplete, andando a riempire le nostre lacune e generando un autentico sistema di sapere condiviso che – di fatto – ci mette continuamente a contatto con altri individui.

– Problem Solving: utilizzando il web, i ragazzi sono spronati a cercare informazioni e soluzioni in autonomia, anziché aspettare l’aiuto di un insegnante o di un tutor. Studi su bambini di 4 o 5 anni hanno dimostrato che l’utilizzo dei computer  è stato in grado di aumentare il loro QI di sei punti nell’arco di 9 mesi.

– Pensiero critico: Cercando informazioni sul web, i ragazzi sono indotti a riconoscere il materiale utile da quello innecessario o poco attendibile, sviluppando la loro capacità di discernere la qualità delle fonti.

– Astrazione: Numerosi giochi e tool presenti online aiutano i ragazzi ad imparare concetti altrimenti astratti di matematica ed altre materie.

– Comprensione: studi hanno dimostrato che i ragazzi con una connessione ad internet in casa ottengono voti migliori.

INTERESSE NELLA LETTURA

– Da una ricerca risulta che il 62% dei ragazzi preferisce un libro di testo vero e proprio alla lettura su internet. Il web viene però utilizzato per saperne di più sull’autore, cercare i libri disponibili presso la biblioteca locale ed ottenere consigli sui prossimi testi da consultare.

– Presentare testi digitali accanto a dizionari tradizionali nelle scuole materne ed elementari migliora inoltre la comprensione fonologica, il vocabolario e l’abilità di lettura degli studenti.

SVILUPPO DELLE CAPACITA’ DI SCRITTURA

– Oggi i ragazzi sono abituati ad esprimere quotidianamente i loro pensieri mediante social network, messaggistica istantanea ed e-mail. Ciò li ha familiarizzati con il linguaggio scritto, rendendoli più veloci nella stesura dei testi e più accurati nella loro composizione. Uno studio dellUniversità di Stanford ha raccolto 877 testi scritti da studenti del primo anno nel 2006 e li ha paragonati a quelli delle “matricole” del 1986, 1930 e 1917. Il risultato è un netto miglioramento nella forma e nella struttura: i testi del 2006 risultano più lunghi, accurati e supportati da documentazioni rispetto a quelli del passato, non abituati alla ricerca di informazioni e alla digitazione online.

SVILUPPO DELLA SOCIALITA’

– L’uso di social network, messaggistica ed e-mail favorisce i rapporti sociali, rendendo più facile anche ai bambini più timidi interfacciarsi ai propri coetanei. Inoltre, il web mette oggi in contatto i ragazzi con persone di altri Paesi e culture, con l’evidente conseguenza di stimolare la loro apertura mentale.

L'infografica del sito Edudemic

L’infografica del sito Edudemic

Cosa pensate delle conclusioni tratte da Edudemic? Siete d’accordo con il punto di vista secondo cui internet beneficia lo sviluppo dei bambini o ritenete, invece, che un approccio alla tecnologia in troppo tenera età sia rischioso? Diteci la vostra nei commenti!

JOBIJOBA: Il motore di ricerca che ti suggerisce il lavoro più adatto a te

23 Mag

Se vi è capitato di dover cercare lavoro su Internet, vi sarete senz’altro accorti che l’impresa non è delle più facili. Frammentazione delle informazioni, doppioni di annunci, risultati di ricerca poco pertinenti sono solo alcuni dei problemi più comuni. É tenendoli bene a mente che Tomas Allaire e François Goube, ingegneri francesi a capo della startup Allgoob, hanno fondato Jobijoba: motore di ricerca intelligente, non si limita a restituirti le offerte più in linea con le tue esigenze, ma ti suggerisce addirittura le professioni più adatte a te. Inoltre ti aiuta a redigere e impaginare in modo più efficace il Curriculum Vitae.

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Ecco come funziona: basato sulla tecnologia semantica, il sito analizza le parole utilizzate dall’utente nella sua ricerca per restituirgli annunci direttamente legati ad essa e ulteriori suggerimenti a cui non aveva necessariamente pensato. Inoltre, inserendo le proprie competenze, JobiJoba suggerisce professioni per cui quella competenza è fortemente richiesta. Ad esempio, per “Java” si viene re-indirizzati a offerte di lavoro quali web developer e analista programmatore.

Altri aspetti utili della piattaforma sono la capacità di riconoscere offerte di lavoro uguali, sfoltendo così in automatico i risultati di ricerca; una rassegna di siti e blog con notizie e tips utili sul tema del lavoro, ed una vasta gamma di informazioni e commenti di ex-dipendenti in merito alle aziende che cercano personale. Tutti questi servizi sono personalizzati a seconda della Nazione di riferimento (Jobijoba è presente in 10 Paesi diversi, tra cui l’Italia) e hanno come scopo principale quello di facilitare e rendere il più possibile efficace la ricerca di impiego. Proprio per questo, per l’utenza italiana è stato aperto uno spazio denominato “il mio CV” in cui, dopo aver importato il cv dal computer o direttamente dai social network, si ricevono indicazioni sulle informazioni mancanti, dritte per un’impaginazione più accattivante e consigli per una compilazione in linea con le richieste del mercato.

In un prossimo step, inoltre, l’analisi dei big data permetterà di rendere il servizio ancora più a misura d’uomo: per esempio, potranno venire forniti suggerimenti di carriera personalizzati sulla base dell’osservazione di curriculum, successi professionali e storia lavorativa di persone con profili simili a quelli del candidato.

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E voi? Quali piattaforme usate abitualmente per cercare lavoro online? Raccontatecelo nei commenti! 

Insegnare i social network a scuola: il caso New Jersey

29 Nov

Vi abbiamo già parlato di qualche iniziativa locale italiana  finalizzata ad educare i ragazzi ad un uso consapevole dei Social Media. Un nuovo esempio in tal senso arriva ora dal New Jersey, dove si sta approvando una legge che introdurrà l‘insegnamento obbligatorio dei Social Network nelle scuole pubbliche. Il programma, che entrerà in vigore a partire dall’anno scolastico 2014/2015, si rivolge agli studenti tra gli 11 e i 14 anni di età, con l’obiettivo di sensibilizzarli in merito ad un mezzo sempre più presente nella loro quotidianità.

Hand drawing a thumbs up

L’aspirazione maggiore è senz’altro quella di combattere fenomeni negativi quali il cyber-bullismo o un’eccessiva leggerezza al momento di condividere contenuti personali sui social; ma si vuole anche portare i più giovani a conoscere le opportunità concrete che Facebook, Twitter e simili possono avere dal punto di vista di un futuro lavorativo. Sempre più ricerche dimostrano, infatti, che una percentuale altissima di aziende utilizza i social media come strumento di recruiting mentre in molti casi la posizione di un candidato viene rivalutata dopo averne consultato le presenze online. Allo stesso modo, professioni come quella del Social Media Specialist sono sempre più richieste sul mercato del lavoro internazionale.

La legge proposta in New Jersey (il cui testo integrale si può leggere qui) stabilisce principalmente tre punti in merito ai quali gli istituti scolastici dovranno istruire gli alunni:

1. Scopi ed usi accettabili dei social media
2. Comportamento social che garantisca etica e sicurezza informatica
3. Potenziali conseguenze negative quali cyber-bullismo o uso irresponsabile dei social media

Inoltre, il testo legislativo insiste sulla necessità, da parte delle scuole, di introdurre risorse e attività di prova specifiche per promuovere sul campo l’utilizzo responsabile delle piattaforme già “studiate” in teoria.

La leggerezza nell’uso dei social da parte dei più giovani, d’altro canto, sta preoccupando sempre più i governi americani: prima del caso New Jersey la California aveva approvato la cosiddetta “legge-gomma” , che dà agli under 18 il diritto ad eliminare in modo definitivo dal web i contenuti imbarazzanti o compromettenti da loro stessi postati senza troppe riflessioni.

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Cosa pensate del caso New Jersey? Secondo voi, un procedimento simile andrebbe adottato anche in Italia? Diteci la vostra nei commenti!

 

8 siti per creare QR Code per il vostro biglietto da visita

22 Nov

I biglietti da visita con QR code integrato sono ormai all’ordine del giorno, e c’è chi dice che presto verranno soppiantati da più innovativi AR Code (Aumented Reality Code). Intanto, però, i famosi codici a barre di nuova generazione appaiono ancora al primo posto nella lista delle tendenze per le business card nel 2014.

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Creati principalmente per gli smartphone, i QR code consentono, infatti, un’efficace integrazione tra supporto cartaceo e multimediale: grazie ad apposite app, basta scansionarli con la fotocamera del cellulare per essere immediatamente re-indirizzati al sito web di riferimento. Nel settore lavorativo, questo si traduce in infinite possibilità sia per le aziende che per i candidati a colloqui ed assunzioni. Integrando il QR Code nel biglietto da visita si può garantire un accesso diretto a contenuti quali website, profilo LinkedIn, brochure elettronica, portfolio, oppure video di presentazione. Numerosi siti consentono inoltre la personalizzazione in chiave estetica del codice stesso, mediante l’inserimento di colori ed immagini in grado di renderlo visivamente più attraente.

Pensando a tutte le sue potenzialità, noi di Forma abbiamo pensato di fornirvi un breve elenco di piattaforme online da cui creare in pochi minuti (e per lo più gratuitamente) il QR che fa per voi!

PER QR CODE DI BASE

1. QR Code Generator 

Probabilmente il metodo più semplice ed immediato per generare un QR code basico: basta inserire l’URL del sito a cui si vuole essere re-inviati e nel giro di pochi secondi il vostro codice viene creato, con la possibilità di salvarlo in versione HTML.

2. Qcore 

Simile al precedente, consente un grado di personalizzazione leggermente maggiore, in quanto permette di scegliere la grandezza del codice generato.

3. Google Drive

La app di Google, tra gli altri servizi, offre anche la possibilità di generare QR Code in modo piuttosto rapido. Per farlo, basta aprire un nuovo foglio di calcolo, copiare in una cella il link al sito web che volete linkare e, in quella subito accanto, il seguente codice:

link: =image(“https://chart.googleapis.com/chart?chs=500×500&cht=qr&chl=” & A1)

Per A1 intendiamo in questo caso le coordinate della cella in cui è contenuto il sito web, che possono essere sostituite in base alla vostra scelta.

4. QreateBuzz 

Altro generatore automatico di QRCode, è stato creato appositamente per i pubblicitari, e consente di archiviare le proprie campagne in uno o più codici a barre. Il servizio è gratuito ma, per utilizzarlo, è obbligatoria la registrazione.

5. MobileFish 

Questa piattaforma consente di creare QR code non solo per siti web ma anche per altri tipi di contenuti quali testi, numeri telefonici o coordinate geografiche. Come per il QR Code Generator, permette di salvare una copia del codice in formato HTML per l’inserimento posteriore in blog o pagine web.

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PER QR CODE CREATIVI

6. QrHacker 

Il servizio offerto permette di personalizzare il proprio QR code mediante introduzione di colori di sfondo o piccole immagini/loghi, tutti facilmente selezionabili da un apposito pannello.

7. VisualHead 

Questo website (a cui è possibile accedere semplicemente mediante i propri account facebook o Twitter) consente di trasformare delle immagini in QR Code. Basta caricare l’immagine desiderata nella piattaforma, selezionare la parte che si desidera diventi il codice e quindi inserire il link a cui si vuole che esso rimandi.

8. Unitag Live 

Permette di creare e customizzare i QR code in un’enorme varietà di modi. Ad esempio, si può inserire un logo all’interno del codice, selezionare diverse immagini da inserire agli angoli, modificare i colori e le forme del contorno. Pagando una quota mensile, sono inoltre accessibili ulteriori opzioni aggiuntive per un grado di personalizzazione ancora maggiore.

E voi, preferite i biglietti da visita classici o amate le sperimentazioni in chiave multimediale? Cosa linkereste al vostro QR Code per stupire clienti e datori di lavoro? Raccontatecelo!

Twigis.it: in Italia il Social Network per bambini

4 Ott

I dati non mentono: l’approccio dei bambini alle nuove tecnologie avviene ormai in sempre più tenera età. Per questo la società israeliana Tweegee ci ha visto lungo, nel 2008, creando un social network pensato apposta per loro. Dopo aver raggiunto oltre 4 milioni di giovanissimi in tutto il mondo, la piattaforma ha in questi ultimi giorni debuttato anche in Italia con la partnership di RCS e il nome di Twigis.

Uno screen shot da Twigis.it

Uno screen shot da Twigis.it

Il social, che si rivolge agli utenti tra i 6 e i 12 anni di età, ha l’obiettivo di offrire loro uno spazio sicuro e controllato in cui esprimere al massimo la propria creatività. Tra le attività possibili, oltre all’interazione con i propri coetanei, ci sono la creazione e la condivisione di fumetti animati e la frequentazione di mondi virtuali in cui si può dialogare con gli altri visitatori tramite chat. I bambini che si iscrivono a Twigis hanno la possibilità di scegliere un’immagine di profilo e vengono dotati di alcune monete virtuali da investire in attività a scelta. Al momento dell’iscrizione, ad ogni utente viene abbinata inoltre una casella di posta elettronica personale che può essere, però, utilizzata solo per scambiarsi messaggi all’interno della community. Si può inoltre partecipare sui blog, e c’è una grande varietà di giochi a disposizione, oltre a una bacheca per commentare con gli amici i primi giorni di scuola.

Ma è la sicurezza ad essere il vero e proprio cavallo di battaglia di Twigis, che assicura i massimi livelli di privacy. Tra le misure adottate ci sono:
Monitoraggio costante dei commenti da parte di moderatori adulti prima che questi appaiano pubblicati sul web;
Controllo dei contenuti e di eventuali tentativi di acquisire i dati dall’esterno;
Policy elevate nella gestione delle informazioni personali per la tutela dei minori;
– Monitoraggio di eventuali anomalie nell’attività degli utenti, con possibilità di sospensione dei profili;
– Stretta collaborazione con la Polizia Postale.

Uno dei mondi virtuali di Twigis.it

Uno dei mondi virtuali di Twigis.it

Il CEO e fondatore di Tweegee, Shay Bloch, ha commentato così il lancio della versione italiana: «Con questa piattaforma intendiamo lanciare un nuovo modo di considerare internet, rivolgendoci a un mercato ancora poco esplorato e dalle grandi potenzialità. Inoltre, riteniamo che la localizzazione dei contenuti e l’attenzione alla cultura locale rappresentino un valore aggiunto per una realtà che, pur avendo un respiro internazionale, intende parlare di tematiche vicine al suo pubblico».

Da dati Audiweb nel 2012, sono stati oltre 2 milioni i bambini collegati a internet e ad oggi sono oltre 4000 i bambini registrati alla versione beta di Twigis.it, che offre quindi una proposta concreta ad una fascia di pubblico in aumento. Ad oggi sono circa un milione le pagine viste sulla piattaforma, con un tasso di crescita mensile del 50%. Ogni utente registrato al social naviga in media circa 19 minuti e visita 80 pagine durante ogni sessione.

E voi, fareste iscrivere vostro figlio a un social network per bambini? Diteci cosa ne pensate!

Mendeley e la dimensione “social” della ricerca scientifica

7 Giu

Lo scorso fine settimana eravamo a Trieste per State of The Net: conferenza della durata di due giorni che analizza lo stato del web in Italia. Tra i relatori, selezionati tra gli interpreti più innovativi della cultura digitale, abbiamo avuto modo di ascoltare Jan Reichelt, presidente e co-founder di Mendeley, una delle maggiori piattaforme per la collaborazione nel campo della ricerca.

fractals state of

Fractals a State of The Net 2013

Presentato come “ecosistema open-source” , Mendeley ospita ad oggi migliaia di ricercatori e milioni di pubblicazioni accademiche prodotte in ogni angolo del globo.
Le sue origini- ha spiegato Reichelt – si devono a una semplice domanda: “come possiamo migliorare il mondo della ricerca scientifica?”.

La risposta è stata trovata nel suo inserimento all’interno di una dimensione social. Mendeley estrae i dati dai documenti in PDF per permettere ai loro creatori di condividerli ed entrare in contatto, scambiandosi opinioni mediante appositi gruppi tematici. L’integrazione della piattaforma con altri strumenti ed app come Kleenk.com permette inoltre di creare collegamenti tra pubblicazioni di argomento simile, facilitando il confronto. In questo modo “La ricerca diventa più efficiente e collaborativa”, a detta di Reichelt.

Jan Reichelt, presidente e co-founder di Mendeley.com

Jan Reichelt, presidente e co-founder di Mendeley.com

Dopo essersi fatta notare come una delle start up più innovative e interessanti al mondo, Mendeley è stata acquisita quest’anno dall’editore danese Elsevier, non senza qualche riserva da parte degli utenti più assidui. La partnership dovrebbe tuttavia garantire un’integrazione sempre migliore con altre piattaforme come ScienceDirect e Scopus, senza che venga per questo limitato lo sviluppo di Open API.

D’altronde, le reti virtuali di argomento scientifico sembrano essere sempre più apprezzate a livello internazionale. Proprio di questi giorni è la notizia di un importante investimento di Bill Gates in Research Gate, un altro social network che permette agli scienziati di tutto il mondo di entrare in contatto e condividere i risultati delle loro ricerche.

Lo speech su Mendeley a Trieste ha dato vita ad un interessante dibattito, portato avanti sia in una delle tavole rotonde di State of The Net, sia – soprattutto – in rete. L’invito di Reichelt ad aprirsi alle nuove tecnologie e dinamiche di comunicazione è stato accolto con entusiasmo, ma per i più rischia di vedersi ostacolato dalla generale staticità del sistema accademico italiano.

Voi che ne pensate? Riuscirebbe (o riuscirà) un sistema simile a prendere piede anche in Italia? Raccontatecelo nei commenti!