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SuperTab: l’eroe che insegna il web ai bambini italiani

21 Nov

Questa settimana vogliamo segnalarvi un nuovo interessante progetto tutto Made in Italy: si chiama “Le Avventure di SuperTab,” e ha l’obiettivo di sviluppare una maggior consapevolezza tecnologica nei bambini delle scuole primarie. Leggeteci su Fractals.it! 

 

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Classroom: il nuovo tool di Google per le scuole

30 Mag

Google è sempre più attivo nel mondo della scuola. Recentissima è, infatti, l’introduzione di Classroom, un nuovo strumento di Google Apps for Education che integra tool già rilasciati e consolidati del colosso di Mountain View quali Google Doc, Drive e Gmail con il fine di agevolare gli insegnanti nella creazione, assegnazione e organizzazione dei compiti.

googleclassroom

Progettato assieme ai docenti stessi, il servizio è attualmente disponibile in anteprima solo per un numero limitato di educatori che ne facciano richiesta. Da Settembre, sarà invece messo a disposizione di tutti gli istituti scolastici che già utilizzano la suite Google Apps for Education  (può essere richiesta registrandosi qui )

Sfruttando Documents, Google Classroom consente ai docenti di creare i compiti da assegnare, scegliendo se realizzare un foglio singolo o distribuirne automaticamente una copia a ciascuno studente. Quest’ultimo, una volta completato l’esercizio, potrà riconsegnare virtualmente l’elaborato all’insegnante attraverso la piattaforma stessa, con evidente risparmio di tempo e senza utilizzare supporti cartacei. Gli insegnanti possono infatti visualizzare rapidamente chi ha completato il compito e fornire un feedback in tempo reale; mentre gli studenti vedranno con facilità quali sono i compiti a loro assegnati. Tutti i materiali della classe e vengono automaticamente archiviati in cartelle apposite su Google Drive, per una miglior organizzazione del lavoro.

classroom

Su Google Classroom anche la comunicazione è fortemente stimolata: gli insegnanti possono infatti pubblicare annunci e porre domande agli studenti, mentre questi ultimi possono a loro volta rispondere ai post o pubblicarne di nuovi, aiutando i compagni e cooperando tra loro.

Una video-preview di Google Classroom

E voi, cosa pensate di questo nuovo servizio di Google? Dateci il vostro parere nei commenti! 

E-Learning: se il professore è un avatar

28 Feb

E se gli insegnanti in carne ed ossa fossero presto rimpiazzati da Avatar online? Domanda provocatoria che però riassume una delle direzioni intraprese dalla ricerca sull’education technology negli U.S.A.

La diffusione sempre più massiva dell’e-learning e, in generale, del web, comporta un’inevitabile crescita dell’anonimato e una riduzione dei rapporti face-to-face che risulta apprezzata dai giovani più introversi. Per questo CodeBaby, azienda del Colorado specializzata nello sviluppo di software, ha creato gli “intelligent virtual assistant”: avatar personalizzabili in grado di rispondere online alle domande dello studente e aiutarlo nel processo di apprendimento in un’ecosistema a lui più gradevole.

codebaby

Gli avatar di CodeBaby

Secondo Dennis McGuire, e-learning specialist di CodeBaby, gli studenti spesso si trovano in un ambiente in cui non sono a loro agio, per cui sarebbero più inclini ad esporre i loro dubbi ad un assistente virtuale piuttosto che ad un insegnante in classe.

Rispetto ai sistemi di supporto online tradizionali, in cui le risposte pre-caricate nel database possono non corrispondere esattamente al reale quesito dell’utente, l’avatar è dotato di tool di riconoscimento del linguaggio, assicurando l’esperienza virtuale ad oggi più simile a quella del dialogo con l’insegnante in carne ed ossa.

I Virtual Assistant di CodeBaby sono customizzabili e si possono dotare delle caratteristiche fisiche, emotive ed intellettuali desiderate, arrivando a replicare le fattezze fisiche dell’insegnante di riferimento mediante la funzione “face wraps”. La grafica rimane, però, simile a quella di un videogame e volutamente non troppo verosimile: studi interni dell’azienda hanno infatti rivelato che avatar con attributi esagerati come occhi sovradimensionati aumentano l’engagement dell’utente, mentre un’esatta replica umana ottiene l’effetto contrario.

Gli avatar di CodeBaby sono stati già impiegati con successo sia in un ambito non educativo dalla compagnia di assicurazioni CareFirst  sia in ambito scolastico dal Pikes Peak Community College nel 2010. Nel primo caso avevano lo scopo di guidare il cliente nel processo di acquisto della polizza assicurativa online; nel secondo, un avatar doveva aiutare gli studenti nel processo di iscrizione, rispondendo alle loro domande e dando loro consigli. I dati raccolti hanno dimostrato che con l’impiego dell’avatar gli errori di compilazione sono diminuiti del 78%.

L'assistente virtuale di CodeBaby per la compagnia di assicurazioni CareFirst

L’assistente virtuale di CodeBaby per la compagnia di assicurazioni CareFirst

Codebaby non è l’unica compagnia ad abbracciare il trend degli assistenti virtuali online. Il laboratorio di sviluppo software della Vanderbilt University, per esempio, sta sviluppando un learning tool chiamatoBetty’sBrain”  in cui un avatar viene istruito sul cambiamento climatico dagli studenti stessi che vengono così spronati all’apprendimento in modo creativo.

Uno screen shot dal programma "Betty's Brain"

Uno screen shot dal programma “Betty’s Brain”

Allo stesso modo il Synthetic Reality Lab della University of Central Florida sta già sviluppando avatar per supportare i professori nell’ambito del suo programma TeachME per l’insegnamento in realtà miste. Il programma prevede una simulazione in cui l’insegnante stesso può interagire con gli avatar, che a loro volta possono fornire agli insegnanti dati utili.

La domanda di assistenti virtuali all’insegnamento, negli Stati Uniti, è in crescita. Sono sempre di più le scuole che forniscono lezioni solo online, e il processo inizia ad interessare anche i ragazzi sotto i 15 anni.

Al dato si somma anche la diffusione globale degli assistenti virtuali sui telefoni cellulari,  con Siri di Apple in testa. Tutto questo, unito al costo dell’istruzione, rende meno paradossale un parziale rimpiazzo dell’educazione tradizionale e degli insegnanti in carne ed ossa con gli avatar online.

Voi cosa ne pensate? Vi fareste istruire da un professore virtuale? Diteci la vostra nei commenti!

Pinterest: 6 spunti per usare i Place Pin a scuola

6 Dic

Pinterest ha recentemente introdotto i Place Pin: una nuova feature, realizzata in collaborazione con Foursquare, che consente di geotaggare i pin. Le bacheche create sul social si arricchiscono, così, di mappe interattive che abbinano le immagini ai luoghi. Le opportunità maggiori sono evidentemente quelle offerte al settore turistico, ma la nuova funzione può offrire interessanti sviluppi anche per il mondo dell’istruzione. Noi di Forma abbiamo pensato di suggerirvi qualche idea in merito, a beneficio di insegnanti, studenti e istituzioni scolastiche particolarmente attente alle innovazioni.

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1. PRESENTARSI AI FUTURI ISCRITTI

Un primo, efficace, esempio di utilizzo dei Place Pin di Pinterest da parte degli istituti scolastici arriva dall’Università del Michingan, pioniera  nell’adozione di questa nuova feature. La sua pinboard Tour #Umich permette ai futuri iscritti di realizzare un tour completo delle strutture del campus, ubicandole sulla mappa e al contempo guardandone le foto. Un’idea da copiare per gli Atenei nostrani, che hanno adesso la possibilità di presentarsi in modo diverso e più completo in tutte le loro sedi distaccate, residenze per studenti, mense, etc.

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2. INSEGNARE LA LETTERATURA

Il geotagging delle immagini, che a loro volta possono essere corredate da didascalie, è un ottimo strumento per lo storytelling. In concreto, può essere sfruttato per rendere più vivace, completo e stimolante lo studio di Poemi Epici e grandi Classici della letteratura in cui il viaggio è una componente fondamentale: dall’Odissea (che peraltro è stata già ri-creata in modo simile su Google Maps e Google Earth)  ai Promessi Sposi, passando per il Milione di Marco Polo, solo per fare qualche esempio.

L'Odissea ricreata su Google Maps

L’Odissea ricreata su Google Maps

3. UN SUPPORTO PER LO STUDIO DELLA GEOGRAFIA

É l’applicazione più ovvia ma non per questo la piú banale: la memoria visiva é, per molti studenti, un mezzo di apprendimento più efficace dello studio classico. Per questo ricordare qual é la capitale di uno Stato, o su quali settori si basa la sua economia potrebbe risultare loro più facile grazie ad un’immagine collocata all’interno di una mappa.

4. INSEGNARE LA STORIA

Come per la letteratura o la geografia, anche l’apprendimento della storia può risultare più dinamico e facile con il supporto di pinboard dedicate. Pensate, per esempio, a mappe in cui siano collocate geograficamente le battaglie cruciali delle Guerre Mondiali, o alla ricostruzione grafica del viaggio di Cristoforo Colombo.

5. PREPARARE (O RACCONTARE) LE GITE SCOLASTICHE

Mediante Place Pin gli insegnanti possono preparare itinerari visivi dei luoghi che la loro classe andrà a visitare durante una prossima gita scolastica, corredandoli di informazioni utili nelle didascalie: così, studenti e genitori saranno informati in vista della partenza. Allo stesso modo, le pinboard geolocalizzate possono servire agli alunni come mezzo per realizzare una relazione diversa e più completa del viaggio di istruzione appena svolto.

6. RITROVARE GLI EX-ALUNNI

Pinterest, non dimentichiamolo, consente anche la creazione di bacheche collettive. In tal modo, si possono stimolare ex alunni e studenti in Erasmus ad inserire un Place Pin del luogo in cui si trovano, corredandolo magari di una didascalia in cui raccontano di che cosa si stanno occupando. Così, gli ex compagni di classe potranno facilmente localizzarsi anche al termine degli studi, mentre istituto e futuri iscritti avranno un quadro globale effettivo dei flussi migratori e degli sbocchi professionali di chi ne seguiva i corsi. Qualcosa di simile è stato fatto, ancora una volta, dalla pioniera Università del Michingan che nella board “Wolverines around the world” raccoglie testimonianze di viaggio di alunni, insegnanti e staff.

E voi? Avete altre idee per sfruttare i Place Pin di Pinterest in ambito scolastico? Raccontatecele!

Insegnare i social network a scuola: il caso New Jersey

29 Nov

Vi abbiamo già parlato di qualche iniziativa locale italiana  finalizzata ad educare i ragazzi ad un uso consapevole dei Social Media. Un nuovo esempio in tal senso arriva ora dal New Jersey, dove si sta approvando una legge che introdurrà l‘insegnamento obbligatorio dei Social Network nelle scuole pubbliche. Il programma, che entrerà in vigore a partire dall’anno scolastico 2014/2015, si rivolge agli studenti tra gli 11 e i 14 anni di età, con l’obiettivo di sensibilizzarli in merito ad un mezzo sempre più presente nella loro quotidianità.

Hand drawing a thumbs up

L’aspirazione maggiore è senz’altro quella di combattere fenomeni negativi quali il cyber-bullismo o un’eccessiva leggerezza al momento di condividere contenuti personali sui social; ma si vuole anche portare i più giovani a conoscere le opportunità concrete che Facebook, Twitter e simili possono avere dal punto di vista di un futuro lavorativo. Sempre più ricerche dimostrano, infatti, che una percentuale altissima di aziende utilizza i social media come strumento di recruiting mentre in molti casi la posizione di un candidato viene rivalutata dopo averne consultato le presenze online. Allo stesso modo, professioni come quella del Social Media Specialist sono sempre più richieste sul mercato del lavoro internazionale.

La legge proposta in New Jersey (il cui testo integrale si può leggere qui) stabilisce principalmente tre punti in merito ai quali gli istituti scolastici dovranno istruire gli alunni:

1. Scopi ed usi accettabili dei social media
2. Comportamento social che garantisca etica e sicurezza informatica
3. Potenziali conseguenze negative quali cyber-bullismo o uso irresponsabile dei social media

Inoltre, il testo legislativo insiste sulla necessità, da parte delle scuole, di introdurre risorse e attività di prova specifiche per promuovere sul campo l’utilizzo responsabile delle piattaforme già “studiate” in teoria.

La leggerezza nell’uso dei social da parte dei più giovani, d’altro canto, sta preoccupando sempre più i governi americani: prima del caso New Jersey la California aveva approvato la cosiddetta “legge-gomma” , che dà agli under 18 il diritto ad eliminare in modo definitivo dal web i contenuti imbarazzanti o compromettenti da loro stessi postati senza troppe riflessioni.

Studenti-Facebook

Cosa pensate del caso New Jersey? Secondo voi, un procedimento simile andrebbe adottato anche in Italia? Diteci la vostra nei commenti!

 

Bibliotech, la biblioteca senza libri di San Antonio

22 Feb

Si chiama BiblioTech, ed è la prima biblioteca pubblica senza libri al mondo. La notizia, che in questi giorni ha fatto il giro del globo, arriva da San Antonio (Texas) dove il progetto vedrà la luce dal prossimo anno. A promuoverlo Nelson Wolff, giudice della contea di Bexar, che dice di essersi ispirato nientemeno che alla biografia di Steve Jobs. Non a caso, anche gli interni sono stati progettati simili a quelli di qualunque Apple Store. Un progetto “disegnato per – e non adattato a– l’era digitale”, che riconferma il Texas come stato all’avanguardia nel settore dell’e-reading. Esperimenti simili erano,infatti, precedentemente stati svolti soltanto in ambito accademico. Ed era stata proprio l’Università di San Antonio ad inaugurare il trend nel 2010, offrendo ai suoi studenti un sistema bibliotecario interno interamente su supporto digitale. L’esempio è stato poi seguito anche da Drexler (Philadelphia), dove i 170 testi digitali dell’ateneo erano stati resi consultabili solo mediante pc; oppure a Stanford , dove si stanno convertendo in formato digitale moltissimi  manuali di consultazione.

Oltre  diecimila saranno i titoli consultabili alla bibliotech texana, e oltre 150 gli e-reader a disposizione del pubblico (senza contare i pc e i tablet), che potranno essere presi in prestito per un massimo di 15 giorni. Disponibili anche dei lettori digitali a misura di bambino. I rendering della struttura sono disponibili anche sul sito web Corriere.it.

D’altronde, non è una novità che le tecnologie stiano cambiando le modalità di fruizione dei testi. Secondo dati del Wall Street Journal, oltre tre quarti delle biblioteche pubbliche americane hanno in catalogo dei libri in formato digitale, mentre il trentanove per cento ha anche degli e-reader a disposizione dei lettori. Ecco perchè investire oltre un milione di dollari nella costruzione di uno spazio pubblico interamente digitale non è, in fondo, che una ferma scommessa su un trend che ha giá dimostrato d’essere in continua crescita. Noi stessi, da Forma, abbiamo già citato l’e-reading come probabile futuro mezzo d’istruzione.

Futuro dei libri totalmente digitale? Sembrerebbe di sì. Tuttavia, l’opinione pubblica americana resta divisa in merito alla reale necessità di una struttura così costosa: un altro report, pubblicato da un’associazione di editori nella prima metà del 2012, sembra dimostrare infatti che, nonostante l’incremento di utilizzo e diffusione dell’e-book, le vendite del libro cartaceo non sembrano esserne state influenzate.

Il progetto della BiblioTech, in Texas

E in Italia, quale futuro per gli e-book?  Credete che un progetto simile potrà prendere piede anche nel nostro Paese, storicamente legato alla letteratura “classica”?  Fatecelo sapere!